A Montreal si apre il duello tra Russell e Antonelli che mette la quarta e allunga pesantemente sul mondiale, McLaren pasticciona, Ferrari seconda con Hamilton nonostante la SF-26 che rischia di essere un’incompiuta per la mancanza di cavalli, primo podio della Red Bull e Verstappen distante dall’attuale contesto della Formula 1.
Il circuito del Gran Premio canadese era stato preannunciato come una delle sfide più complesse per la gestione dell’energia di questa nuova generazione di monoposto, caratterizzato da quattro allunghi consecutivi e poche staccate per il recupero dell’energia, tanto da consigliare la Federazione di abbassare il limite di recupero a 6 MJ in qualifica per ridurre superclipping e lift and coast, costringendo i team a massimizzare il lavoro di preparazione nella sessione di libere.
Ricordiamo essere entrambe due strategie di gestione dell’energia imposte dalle attuali power unit, poiché l’erogazione si basa fortemente sull’ibrido, i piloti devono dosare l’energia elettrica per non scaricare la batteria.
Il primo caso si verifica quando la monoposto rallenta in pieno rettilineo pur mantenendo il piede sull’acceleratore, a quel punto la batteria non disponendo di energia sufficiente per alimentare l’MGU-K al massimo, subentra il motore elettrico che lavora per ricaricare la batteria e sottrae potenza motrice alle ruote.
Nel secondo invece, il pilota alza il piede dall’acceleratore in anticipo rispetto alla staccata senza cercare il limite, così la vettura procede per inerzia senza toccare i freni, permettendo all’MGU-K di recuperare energia in frenata e favorendo il raffreddamento della meccanica.
Una situazione simile era stata riscontrata già a Suzuka, dove i tre rettilinei consecutivi dal tornantino avevano spinto le squadre a differenziare l’impiego della parte elettrica secondo l’allungo da privilegiare, non a casa guardando al passato, Montreal è sempre stato un tracciato impegnativo sulla gestione del consumo di carburante, seppur da quest’anno la possibilità di utilizzare l’ala mobile attiva abbia contribuito a contenere, per quanto possibile, il dispendio dell’energia e dello stesso carburante.
Invece sui prossimi e imminenti motori, sembrava spianata la strada sul rapporto tra parte termico ed elettrica 60:40 d’attuare nel 2027, tanto che la Federazione aveva dichiarato essere stato raggiunto tra FIA, FOM, team e costruttori di motori.
Mercedes e Red Bull/Ford sono stati gli unici a dare semaforo verde, mentre perplessità sono giunte da Ferrari per ragioni legate all’ADUO e Audi interessata soprattutto a recuperare i costi che l’hanno vista esordire in questa stagione.
Tra i compromessi avanzati, la riduzione dei Gran Premi della lunghezza di qualche giro e una seconda fase nel 2028 che vedrebbe la ripartizione 60:40 a favore del termico, anche per avere più tempo alla costruzione di nuove scocche.
Temi che per quanto complessi, rappresentano l’attualità della Formula 1, perché paradossalmente più si procede lentamente in curva, maggiore diventa la semplicità di gestione dell’energia in quanto si allungano gli spazi di frenata e aumentano le opportunità di ricarica, un tema diventato quest’anno ancora più cruciale rispetto a quando è stato introdotta la componente idrica.
Uno show lo scambio di team-radio, ha dovuto pensarci Toto Wolff nel ruolo di padre-padrone a riportare la calma, un messaggio chiaro di chi comanda con l’esperienza di quanto avvenne dieci anni addietro…
Quanto i risultati in pista, la cartolina canadese restituisce Mercedes su un altro pianeta.
Solamente il caldissimo duello interno nella gara sprint ha contenuto i distacchi, con Antonelli a caldo capace di entusiasmare tirando fuori il carattere alla Verstappen e la veemenza di Villenueve, forse con la presunzione quasi a pensare che Russell non si fosse difeso, impegnato a sua volta far capire al ragazzino chi sia il primo pilota.
Uno show lo scambio di team-radio, ha dovuto pensarci Toto Wolff nel ruolo di padre-padrone a riportare la calma, un messaggio chiaro di chi comanda con l’esperienza di quanto avvenne dieci anni addietro tra Hamilton e Rosberg.
Stesso copione qualche ora dopo in qualifica, con Russell davanti di pochi millesimi sull’italiano, antipasto di un Gran Premio a dir poco scoppiettante come in effetti è avvenuto, tra sorpassi, controsorpassi, bloccaggi e uscite di pista fino all’esito di Russell ritiratosi per un problema tecnico, spianando la strada all’italiano verso la quarta vittoria consecutiva che mette a segno un pesante parziale numerico nella classifica piloti.
Pasticciona la McLaren che per tutto il weekend era stata la seconda forza, capace di massimizzare i risultati non appena compreso il funzionamento della power-unit e relativa gestione dell’energia, poi l’eccessiva fiducia di partire con la gomma intermedia nel cercare il jolly della pioggia mai arrivata.
In condizioni normali resta lontana la Mercedes di quei decimi che stanno facendo la differenza, come il complicatissimo inizio di stagione e quegli zeri che hanno scavato numericamente un divario importante dalla testa.
Bicchiere mezzo pieno per la Ferrari.
L’inizio del weekend e soprattutto il risultato della qualifica sprint, avrebbe potuto far pensare ad un copione già visto, mentre l’analisi della telemetria ha espresso ben altro, perché quella terza fila e il distacco di tre-quattro decimi, a prescindere denotava un potenziale inespresso, uno scenario rilevante considerando come da Maranello non era stato portato nessun aggiornamento (a differenza degli altri top-team), decidendo di approfondire e puntare su quanto prodotto per Miami.
Il secondo posto di Hamilton consegna un pilota nuovo, motivato, forte e concentrato, mentre per Leclerc quarto al traguardo, è stata probabilmente la peggiore prestazione della carriera.
Un segnale di rimanere agganciati in ottica futura, fin quando arriverà finalmente il momento d’introdurre quei correttivi che tramite l’ADUO, dovrebbe consentire di recuperare almeno una parte di quel deficit di cavalli; la speranza è che questa SF-26 non resti un’incompiuta.
E’ arrivato uno squillo dalla Red Bull, sul podio per la prima volta in campionato con Verstappen autore di una grande gara (quinto Hadjar), sempre sul pezzo quando chiamato a battagliare, stavolta in bellissimo duello con Hamilton che ha richiamato la stagione 2021.
A prescindere uno scenario durissimo per il quattro volte campione del mondo, in questi anni sempre della partita e che sin dai test invernali, ha spinto per introdurre modifiche sostanziali a un regolamento che lui stesso aveva definito una “Formula E su steroidi”, al punto negli ultimi mesi di spingersi verso altre esperienze a ruote coperte.
Dichiarazione che minacciano velatamente persino al ritiro qualora la situazione non cambiasse già l’anno prossimo, è chiaro come stia provando a mettere pressione alla Federazione col desiderio di una Formula 1 più vicina alla propria essenza ma soprattutto, sul proprio team che non gli sta permettendo di avere il mezzo per stare davanti.
La conseguenza del ritiro di Russell, Norris e la posizione di Piastri fuori dalla zona punti, ha consentito a tutti gli altri di approfittare della grande opportunità per segnare punti secondo i propri obiettivi.
L’Alpine guida la pancia del gruppo con una doppia top-ten (sesto Colapinto e ottavo Gasly), che consente di prendere tanti punti e tenere a distanza la Racing Bulls (settimo Lawson) con Lindblad bravo nel segnare il secondo punto della sua giovanissima carriera nella sprint.
Così così la Haas, osservata speciale dai ferraristi per le prestazioni di Bearman (decimo) che restano superiori al compagno di squadra Ocon.
A piccoli passi la Williams si allontana dai bassifondi col nono posto di Sainz, dove rimane l’Audi cui resta un avvio di campionato fin qui negativo, a punti solamente nella gara inaugurale in Australia col rischio di rimanere indietro nelle gerarchie.
La Cadillac prosegue l’apprendistato come altrettanto il calvario dell’Aston Martin.
La AMR26 era probabilmente tra le vetture più attese perché la prima nata dalla mano di Adrian Newey, mentre seppur la partnership con Honda era sorta con la massima fiducia contando sulla recente crescita e ciclo vincente con la Red Bull e Verstappen, l’esito è oggi disastroso.
Perché dopo aver annunciato il ritiro dalla Formula 1 alla fine del 2020, la casa giapponese aveva destinato i migliori tecnici ad altri progetti e quando decise di rientrare, la complessità termica ed elettrica delle attuali power-unit ha fatto il resto, tanto che al momento di unire le forze sono emersi tuti i problemi, con un motore indietro nelle prestazioni e nell’affidabilità, dove soprattutto le vibrazioni che si scaricavano pure sul telaio hanno messo in crisi le batterie.
Anche Newey ci ha messo del suo, tramite delle soluzioni estreme dal punto di vista aerodinamico e meccanico, generando una mancanza di simbiosi e la mancanza di una più stretta collaborazione sfociata nelle difficoltà attuali.
Una sola parola: impreparazione.
Con la speranza di aspettarsi un cambio di passo a stagione in corso.
Si torna in pista tra due settimane sulle strette strade del Principato di Monaco, per la lunga stagione europea che terminerà a settembre.
CLASSIFICA PILOTI – punti
1. Antonelli (Mercedes) – 131
2. Russell (Mercedes) – 88
3. Leclerc (Ferrari) – 75
4. Hamilton (Ferrari) – 72
5. Norris (McLaren) – 58
6. Piastri (McLaren) – 48
7. Verstappen (Red Bull) – 43
8. Gasly (Alpine) – 20
9. Bearman (Haas) – 18
10. Lawson (Racing Bulls) – 16
11. Colapinto (Alpine) – 15
12. Hadjar (Red Bull) – 14
13. Sainz (Williams) – 6
14. Lindblad (Racing Bulls) – 5
15. Bortoleto (Audi) – 2
16. Ocon (Haas) – 1
17. Albon (Williams) – 1
18. Hulkenberg (Audi) – 0
19. Perez (Cadillac) – 0
20. Bottas (Cadillac) – 0
21. Alonso (Aston Martin) – 0
22. Stroll (Aston Martin) – 0
CLASSIFICA COSTRUTTORI – punti
1. Mercedes – 219
2. Ferrari – 147
3. McLaren – 106
4. Red Bull – 57
5. Alpine – 35
6. Racing Bulls – 21
7. Haas – 19
8. Williams – 7
9. Audi – 2
10. Cadillac – 0
11. Aston Martin – 0




