F1 ’26: VERSO AUSTIN

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Vola oltreoceano la Formula 1, per iniziare la mini-stagione dei circuiti nel continente americano che comprenderà due tappe negli Stati Uniti, poi Messico e Brasile. Si comincia da Austin nel Texas con tanti argomenti della vigilia, come la possibile (seppur ancora difficile) matematica vittoria di Antonelli che potrebbe chiudere il discorso della classifica piloti, qualora si verificassero determinate combinazioni.

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n tema di recente espansione del calendario, hanno trovato terreno fertile gli Stati Uniti che contano ben tre Gran Premi durante tutta la stagione.
Un’ascesa favorita pure da Liberty Media che dal 2017, ha trasformato la Formula 1 a cominciare per esempio dalla serie Drive to Survive, in eventi contraddistinti da una comunicazione aperta ai social, conquistando il pubblico, aprendo e superando persino la concorrenza di discipline tempo addietro maggiormente radicate come la Nascar e IndyCar.
Un vero e proprio cambio di rotta quello registrato nell’ultimo decennio, persino col film immerso in scene ordinarie nei weekend di Formula 1, dove il protagonista Brad Pitt interpreta il ruolo di un leggendario pilota convinto a guidare un team in difficoltà, ritrovandosi a fare da mentore a un giovane compagno di squadra prodigio e inseguire l’ultimo momento di gloria.
Elementi che progressivamente hanno generato una nuova connessione d’interesse nonostante le criticità, soprattutto iniziali, palesate dal nuovo regolamento particolarmente complesso in special modo relativo alla gestione delle attuali power-unit per metà elettriche.
Si corre sul Circuito delle Americhe di Austin, tracciato moderno e permanente lungo cinque chilometri e mezzo con venti curve, famoso per la ripida prima curva dopo il rettilineo principale, che termina proprio con una stretta curva circa verso sinistra e la caratteristica della forte pendenza (11%) ideale per i sorpassi.
Particolare l’ispirazione internazionale del progettista Hermann Tilke, che ha inserito nel disegno dei tratti identitari di celebri piste, come la sequenza veloce in stile Maggots-Beckettes di Silverstone oppure il Motodrom di Hockenheim.
Iconica la torre panoramica alta settantasette metri, che domina l’area e offre una vista completa del circuito e della zona circostante, un’impianto polivalente vista la presenza dell’Austin360 Amphitheater, oggi ribattezzato Germania Insurance Amphitheater, più grande palco all’aperto con una capienza di circa 14.000 posti, che ospita regolarmente concerti di artisti famosi, festival musicali ed eventi di intrattenimento.
Diversi i momenti storici, a cominciare proprio dalla gara d’esordio vinta da Hamilton dopo un bel sorpasso su Vettel, diluvio e festa nel 2015 per il britannico che festeggiò il terzo titolo iridato, nel 2018 il ritorno alla vittoria di Raikkonen dopo cinque anni di digiuno al termine di una gara tiratissima, l’edizione 2019 viene ricordata per il sesto sigillo di Hamilton, mentre bellissime le gare 2021-23 contraddistinte da duelli in staccata e partite a scacchi per la gestione gomme, con al centro Verstappen dominatore insieme alla Red Bull di quel periodo.
Statisticamente si fondono nomi del passato e attuali, considerato come il Gran Premio degli Stati Uniti sia stato spesso inserito nei precedenti calendari, con gare disputate a Sebring, Riverside, Watkins Glen, Dallas, Detroit, Phoenix e Indianapolis, fino ai giorni nostri ad Austin ininterrottamente dal 2012 con l’eccezione del 2020 annullato causa pandemia.
Considerata la denominazione del Gran Premio e le diverse sedi, in vetta al numero di vittorie per pilota c’è Hamilton (6), seguito dall’indimenticato Schumacher (5), specificatamente Austin, guida lo stesso Hamilton con cinque vittorie seguito da Verstappen a quota quattro.

Per la Formula Uno è un momento storico, con l’ingresso del Ruanda nel calendario, il nostro sport correrà in ogni continente abitato, avvicinando più che mai il campionato del mondo ai tifosi di tutto il globo.

Stefano Domenicali, presidente della Formula 1.

Tanti gli argomenti che caratterizzano la vigilia del Gran Premio degli Stati Uniti, sestultimo appuntamento dell’anno e considerato non esserci più Sprint in programma, può dirsi pienamente iniziato il conto alla rovescia che separa Antonelli da un risultato oramai prossimo, considerati i 102 punti di vantaggio da Russell e proprio ad Austin, potrebbe laurearsi in anticipo campione del mondo riportando in Italia la corona che manca dal 1953 con Alberto Ascari.
Dovrà infatti terminare la gara con 125 punti di margine sul secondo per festeggiare già in Texas, ovvero vincere e sperare che Russell non vada oltre il nono posto, mentre Hamilton non oltre il quinto, se invece Russell dovesse finire decimo portando a casa un solo punto, Antonelli dovrebbe comunque vincere la gara per vincere il titolo già ad Austin, contrariamente ogni discorso sarebbe rimandato a Città del Messico nella seconda metà di ottobre.
Condizioni difficili ma che diventeranno facili col trascorrere del tempo, anche se bisognerà sciogliere al più presto, il nodo del numero di gare da disputare, perché resta irrisolta la conferma o meno di Qatar e ad Abu Dhabi, con Imola che rimane alla finestra nel caso di forfait.
Una situazione in Medio Oriente che rimane complicata, considerato come i recenti attacchi all’aeroporto di Riad in Arabia Saudita, hanno consigliato agli organizzatori del torneo-esibizione Six Kings Slam di posticipare l’evento in programma tra il 21 e il 24 ottobre direttamente dal 27 al 30 dicembre (con quali big?), situazione che dovrebbe in maniera definitiva far prendere una decisione anche alla Formula 1.
A proposito di calendario, è stato ufficializzato il ritorno del Circus nel continente africano dopo oltre 30 anni di assenza, quando l’ultimo Gp venne disputato nel 1993 a Kyalami, in Sudafrica, infatti dal 2030 si correrà in Ruanda per almeno i dieci anni successivi, dove verrà realizzato un circuito permanente a 40km dalla capitale Kigali.
Tornando ad Antonelli, il podio di Singapore ha confermato l’ulteriore crescita, perché dopo aver sfruttato una W17 dominante nella prima di stagione, adesso sta massimizzando i risultati anche quando non dispone della macchina migliore, mantenendo la concentrazione con una vettura difficile da guidare dopo essere stata aggiornata con gli sviluppi, un distacco dal più diretto rivale talmente ampio, che racconta un campionato da ricordare e la speranza, di continuare a sentire ancora più volte suonare l’inno di Mameli.
A prescindere da tutto, ha portato una ventata di novità e naturalezza in questa Formula 1 così complessa, eccessivamente tecnologica dove non mancano complessità e contraddizioni, una presenza molto diversa da quella che in passato era stata rappresentata da Hamilton e Verstappen.
Persino simpatico e alla portata, il team radio di Toto Wolff che al termine del trascorso Gran Premio di Singapore, aveva consigliato di mettere un cuscino sul sedile dopo aver rischiato una penalità per avere più volte oltrepassato il limite della pista.
A fare la differenza è stata la costanza di risultati, nonostante alcuni passaggi a vuoto per problemi di affidabilità, dove non c’è mai stato un vero e proprio rivale nella lotta per il titolo, ma un equilibrio di pretendenti quasi sempre tenuti a distanza, tra l’altro prestazioni che lo collocano nella prossima stagione come pilota di punta alla Mercedes.
A cominciare dalla Ferrari parsa un’incompiuta soprattutto per la problematica dei cavalli, la Red Bull e Verstappen partiti male e vincenti solamente nell’ultima parte del campionato, mentre le McLaren dopo l’avvio a dir poco disastroso, a metà stagione sembravano in grado finalmente di avere raggiunto il passo per tornare a essere quelle dell’anno prima, mancando però la costanza negli ultimi Gran Premi.
Confronti tra queste scuderie, che torneranno a ripresentarsi perché tra Russell (secondo nella classifica piloti) e Norris (sesto), nel mezzo i ferraristi e Verstappen, il distacco è di appena 37 punti.
Proprio Verstappen è il candidato al secondo posto nella classifica piloti con un gran recupero in atto, una rivincita non solo personale dopo aver scelto di rimanere in Red Bull, ma anche di Laurent Mekies nel ruolo di team principal (recente il rinnovo fino al 2031) e Pierre Wachè quale direttore tecnico, per una squadra tornata a vincere senza Horner e Newey che ricoprivano le stesse cariche scrivendo la storia del team a suo tempo partito da zero, adesso tornato a essere carico a molle.
Una scia che potrebbe delineare il duello 2027, Verstappen in questi mesi ha considerato Antonelli quasi fosse un fratello minore, da verificare cosa succederà quando lo troverà vicino al vertice della classifica.
Per la Ferrari, l’obiettivo rimane vincere almeno una delle rimanenti gare, per questo motivo ad Austin scendere in pista un nuovo e ultimo pacchetto di aggiornamenti che riguarderà un diverso fondo e di conseguenza nuove pance tali da coinvolgere altri aggiustamenti nelle aree adiacenti.
Per il resto, la Racing Bulls potrà gestire un vantaggio rassicurante sull’Alpine per la quinta posizione nei costruttori, ma soprattutto affrontare un weekend senza assilli nel duello.
Tutto da decidere più indietro, perché la Haas tornata competitiva nei recenti appuntamenti, avrà gli strumenti per contrastare respingere l’avanzata dell’Audi a sua volta distante pochi punti dalla Williams che recentemente nei propri social, con una sola immagine, ha dato due informazioni.
La prima che la prossima monoposto salterà una cifra pur mantenendo le iniziali FW dedicate al fondatore Frank Williams, la seconda che nel 2027 compirà il mezzo secolo di storia e per questo, passerà dalla deludente FW48 attuale alla FW50 che verrà.
La Haas, ha recentemente annunciato il giovane brasiliano Rafael Camara al volante della monoposto lasciata liberata da Ocon, il campione della Formula 3 e attuale leader della Formula 2, avrà così l’opportunità di esordire nel massimo campionato dopo aver vinto un’importante concorrenza, compresa quella dell’italiano Leonardo Fornaroli cui si prospetta l’opportunità Hypercar con McLaren nel WEC.
L’accordo, stringe di fatto maggiormente con la Ferrari che ne fornisce anche la power-unit, essendo lo stesso Camara (insieme all’attuale pilota Bearman) legati al programma Accademy del Cavallino, riferimento per la squadra statunitense che ad Austin correrà con una livrea speciale dedicata a Godzilla, mettendo a frutto la collaborazione con Toho, studio giapponese d’intrattenimento che nel weekend promuoverà l’uscito del nuovo film previsto il 6 settembre negli Stati Uniti.
L’Aston Martin per ricostruire una stagione nefasta mentre i rapporti con Honda attraversano una fase delicatissima, curiosa e dettagliata l’analisi di Mark Hughes per The Race, che nel tentativo di rispondere a quanto valga l’attuale AMR26 indipendentemente la power-unit, tramite il Gps delle ultime gare, ha scorporato il tempo perso dalla monoposto nei tratti dove conta soprattutto il motore rispetto quelli in curva, con un riscontro importante se non incredibile, di quanto il telaio sia cresciuto sotto la direzione di Adrian Newey a raccontare due storie diverse e un quadro abbastanza chiaro, perché se l’inizio del 2027 dovesse essere sulla stessa linea dell’attuale, allora sarebbe probabile l’ipotesi di un clamoroso cambio di fornitore.
Infine la Cadillac, per ben concludere la stagione e meglio presentarsi in quella che verrà.

Il programma.
Venerdì 23 Ottobre
Prove libere I: ore 19;30;
Prove libere II: ore 23;30;
Sabato 24 ottobre
Prove libere III: ore 19;00;
Qualifiche: ore 23;00;
Domenica 25 Ottobre
Gran Premio: ore 21;00.





Autore

Andrea La Rosa

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