F1 ’26: ANTONELLI BIS, LECLERC FENOMENO, VERSTAPPEN OUT?

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Nel Gran Premio del Giappone, secondo successo consecutivo per Antonelli autore della pole, di una partenza a rilento e successiva progressione premiata da una safety-car arrivata nel momento perfetto che lo porta in testa la classifica piloti (più giovane leader della storia), McLaren ritrovata e Ferrari sul podio con uno strepitoso Leclerc, buio Red Bull-Verstappen che minaccia l’addio non troppo velatamente. Restano le perplessità di una Formula 1 al rallentatore, considerato come i piloti, piuttosto di forzare le staccate per trovare il limite, sono costretti a lasciare scorrere la macchina per gestire la batteria.

L

a sintesi dei primi weekend di corsa aveva sentenziato il numero elevato di sorpassi in gara, contrapposto al deprimente spettacolo delle qualifiche, con la necessità di dover spingere al massimo senza troppo badare ai calcoli della batteria.
Così in attesa di una soluzione, per il Gran Premio del Giappone è stato concordato di ridurre da 9 a 8 Mega Joule la ricarica massima della batteria per contrastare il ricorso al cosiddetto lift and coast da parte dei piloti nel giro di qualifica, con l’obiettivo di garantire il mantenimento dell’equilibrio tra l’utilizzo dell’energia e la prestazione.
Per quanto ci si sforzi a cercare aspetti positivi e soprattutto comprensibili rispetto ai duelli in pista, resta il dato emerso nelle libere, dove nel tratto che va dalla 130R alla chicane che immette sul rettileo principale della griglia di partenza, la perdita di velocità è andata dai 70 km/h persi da Colapinto (Alpine) ai 46 km/h di Hulkenberg (Audi), utile a fotografare una pagina oggettivamente triste di quello, che per eccellenza, dovrebbe essere la competizione più veloce in assoluto.
Tutta colpa del super clipping, strettamente legato alla natura delle nuove (e attuali) power-unit, dove le componente termica ed elettrica contribuiscono quasi similmente alla potenza complessiva, pertanto quando l’energia della parte elettrica si esaurisce, la monoposto è spinta unicamente dalla parte endotermico, con una perdita significativa di potenza.
Resta una Formula 1 dove, soprattutto in qualifica, gettare il cuore oltre l’ostacolo non paga più, trasformando di fatto il modo di guidare dei piloti in gestori dell’energia a disposizione durante il giro, privilegiando soprattutto la costanza delle azioni.
Per questo non deve sorprendere lo sfogo di Leclerc immediatamente la fine delle qualifiche, frustato verso questo nuovo regolamento che non premiano il coraggio di andare al limite: “Sinceramente non sopporto questa qualifica, è una fo***ta farsa. Sono più veloce in curva, accelero prima, ma perdo poi tutto sul rettilineo!”
A ciò, bisogna aggiungere il malumore di Verstappen che dopo aver assaporato ben altre esperienze la scorsa settimana, oramai trasmette una lamentela che non riguarda solamente una vettura non all’altezza, ma una crisi d’identità dell’intera Formula 1.
Un distacco emotivo al centro di una categoria dove il talento, è sempre più ostaggio della gestione dell’energia in maniera esasperata.
In un contesto dove, senza che nessuno voglia essere giustizialista, resta l’idea di una complicata linearità tra l’oramai noto rapporto di compressione già noto prima del campionato e in ultimo, ali non sanzionate, per questo è necessario rispettare fermamente le regole, senza il margine di tollerare anomalie in nome della complessità delle attuali auto, che significa autorizzare i team ad avanzare verso il limite e nella peggiore delle ipotesi, un invito a risolvere il problema per la gara successiva, entro qualche mese o addirittura per l’anno prossimo.

IL GRAN PREMIO
Tra i fattori, la scelta di usare le tre mescole più dure realizzate dalla Pirelli, con l’incognita del nuovo asfalto che avrebbe potuto presentare sporcizia e bassa aderenza.
Lecito attendersi in queste condizioni il fenomeno delgraining, soprattutto nell’utilizzo della C3, ovvero la mescola più morbida scelta per il weekend.
Poco è cambiato, perché dopo quanto visto nelle libere, la Mercedes ha confermato essere inarrivabile, a mettere pepe Antonelli alla seconda pole consecutiva nel certificare l’ottimo momento del pilota italiano e l’opportunità di sognare la testa del Mondiale in caso di vittoria davanti a Russell, in seconda e terza fila McLaren con Ferrari, rispettivamente Piastri-Leclerc e Norris-Hamilton.
Partenza ritardata di dieci minuti per la riparazione delle barriere e vie di fuga, a seguito di un bruttissimo incidente nella Porsche Supercup, per fortuna senza conseguenza.
Al semaforo verde, super partenza delle McLaren e Ferrari, poi è iniziata la progressione della Mercedes compiendo dei sorpassi abbastanza agevoli.
Nel giro n.8 duello Piastri-Russell per la leadership, più staccato Leclerc davanti Piastri e Antonelli molto vicini tra loro, nel giro n.12 il sorpasso di Antonelli su Piastri, sorpasso e controsorpasso Leclerc-Antonelli nel giro n.16, pit-stop anticipato di Norris nel giro n.17 e Leclerc in quello successivo per non perdere la posizione sulla McLaren.
Box Russell nel giro n.21, poi safety-car per l’incidente di Bearman sulle barriere e automatico vantaggio per Antonelli e Hamilton che non avevano ancora effettuato la sosta.
Prime posizioni che a quel punto vedevano Antonelli in testa, seguito da Russell, Hamilton, Leclerc e Norris.
Ripartenza nel giro n.28 con Russell in difficoltà superato da Piastri e Hamilton, mentre Antonelli ha progressivamente preso il largo.
Sorpasso di Leclerc nel giro n.38 su Russell che aveva finito la batteria all’ingresso del Cucchiaio, ancora nel giro n.42 duello ferrarista sul filo dei centimetri con Leclerc salito in terza posizione, mentre Hamilton ha successivamente dovuto cedere la posizione a Russell e Norris, mentre Leclerc ha concluso meritatamente sul podio dopo una dura e intelligente difesa su Russell.
L’ordine di arrivo della zona punti alla bandiera a scacchi: 1. Antonelli (Mercedes), 2. Piastri (McLaren), 3. Leclerc (Ferrari), 4. Russell (Mercedes), 5. Norris (McLaren), 6. Hamilton (Ferrari), 7. Gasly (Alpine), 8. Verstappen (Red Bull), 9. Lawson (Racing Bulls), 10. Ocon (Haas).

A proposito, di veri sorpassi questo Gran Premio del Giappone ne ha regalati solamente due, merito del monegasco, la Formula 1 o quel che di vero ne rimane, lo ringrazi...

LE CLASSIFICHE
continuano a delineare l’avvio di stagione.
Intanto se la vicenda relativa al motore endotermico dovrebbe chiudersi il 1° giugno, negli ultimi giorni si è apertoun nuovo fronte di discussione riguardante l’aerodinamica a conclusione dello scorso Gp di Cina.
Sotto osservazione era finita l’ala mobile anteriore della Mercedes per un contestato doppio funzionamento, infatti il movimento di chiusura sarebbe avvenuto nel tempo consentito di 400 millisecondi fissati dal regolamento per rispondere al sensore sul controllo dell’aerodinamica mobile, mentre un altro comando avrebbe portato l’effettiva chiusura dei profili, presagendo anche tramite video apparsi nella rete, una possibile irregolarità sull’eventuale migliore bilanciamento della macchina nella delicata fase dell’ingresso in curva, che i tecnici di Brackley hanno spiegato dovuta a un errore di calcolo, circa la pressione idraulica utile all’attivazione della chiusura dei flap mobili, senza ulteriore investigazione e dunque, caso rientrato non senza polemiche.
Nel Gran Premio dopo una partenza così così, nella progressione dei giri sono emersi i valori, Antonelli ha pescato il jolly della safety-car entrata per l’incidente di Bearman, approfittando di un pit-stop mentre tutto il gruppo andava a rilento, specialmente su Russell che proprio nel giro precedente aveva effettuato il cambio gomme.
L’italiano a prescindere ha vinto da veterano, allungando progressivamente senza mettere in discussione la prima posizione che diventa tale anche nella classifica piloti, una soddisfazione non indifferente che dimostra la sua crescita e premia ancora una volta, la caparbietà di Toto Wolff nel volere affidare l’anno scorso, il sedile di un top-team a un pilota senza alcuna esperienza nella massima serie.
Contrariamente Russell ha sofferto la pressione nonostante una macchina nettamente superiore la concorrenza, sovrastato e colmo di rabbia via radio, portato a scuola da Leclerc che l’anno scorso, dopo avergli lamentato irregolarità a Zandvoort, gli regalò una fotografia stampata di quel sorpasso all’esterno, confermando l’attesa di prossime battaglie (ci auguriamo leali in pista) interne al team.
La Ferrari si è presentata con un approccio aggressivo, con l’obiettivo di sfruttare al meglio la batteria per dare fastidio alle Mercedes, lavorando per ottimizzare la potenza disponibile, tuttavia il riscontro non è stato dei migliori, a cominciare dal nervosismo dei piloti con poca fiducia fin dalle libere, nella consapevolezza di quanto siano lontano le Frecce d’Argento e in più, dover lottare con la McLaren (ricordiamo campione costruttori in carica) che risolti in problemi di gioventù e soprattutto comprensione del pacchetto di power-unit Mercedes, è tornata a contendente, quantomeno, il ruolo di seconda forza.
Troppo brutta per essere vera rispetto alle precedenti uscite in Australia e Cina, resta la sensazione che la SF26 messa in pista non sia andata nella giusta direzione dello sviluppo, un altro aspetto da non trascurare potrebbe essere stato l’asfalto rifatto che ha mutato l’aderenza, non era mai stata vista una Ferrari così sovrasterzante e imprevedibile, nonostante essere stata disegnata proprio per offrire ai piloti un retrotreno che dia sicurezza proprio nel lento e anche nei curvoni veloci che a Suzuka non sono mancanti.
In gara le cose sono migliorate, tanta azione e soprattutto un grande Leclerc, capace di gettare il cuore e l’intelligenza oltre l’ostacolo per difendere il podio su una Mercedes e lanciare così un chiaro messaggio di forza e strenua volontà di puntare a essere protagonista con la Rossa.
A proposito, di veri sorpassi questo Gran Premio del Giappone ne ha regalati solamente due, merito del monegasco, la Formula 1 o quel che di vero ne rimane, lo ringrazi, perché se quello su Hamilton è parso un capolavoro sul filo dei centimetri, l’altro su Russell ha rappresentato la perfezione specie in una magra epoca, salvando la faccia a una categoria che galleggia in nome della gestione energetica.
Passo indietro per Hamilton che comunque, porta a casa punti importanti in attesa degli sviluppi di questo lunghissimo campionato.
Crisi profonda per la Red Bull, quasi mai inquadrata come non accadeva forse dai primi anni d’ingresso in Formula 1, alle prese con una fase di difficile risoluzione e Verstappen molto dimesso che caratterialmente, gradimento o meno sulle attuali regole, a prescindere non aiuta il team a uscire da una situazione senza recenti precedenti, facendo intendere senza giri di parole a un ripensamento sul suo futuro.
L’olandese ha trovato sfogo la scorsa settimana gareggiando, divertendosi e regalando spettacolo nella categoria NLS, acronimo di Nürburgring Langstrecken-Serie, un campionato automobilistico di gare di durata sul famosissimo “Inferno Verde”, certo hanno fatto sorridere le dichiarazioni di Piquet Jr, ex pilota e fratello della compagna dell’olandese, secondo cui il quattro volte iridato avrebbe un’altra opinione sulle attuali monoposto se ne avesse una competitiva.
Gioia Alpine col settimo posto di un solidissimo Gasly, a punti la Racing Bulls presentatasi con una livrea speciale, sfoggiata per l’occasione in una veste inedita a tinte bianche e rosse, ispirata ai fiori di ciliegio e alla cultura giapponese, con scritte nella lingua locale recitante il celebre slogan della bevanda.
Risultato agrodolce per la Haas, che prende un punticino col decimo posto di Ocon ma dovrà riparare i danni sulla vettura di Bearman, nella cui dinamica pende il tema (anche qui) delle attuali vetture, dove la differenza tra chi ricarica e spinge (come accaduto nella fattispecie con Colapinto) può arrivare a essere superiore di 60 km/h, perché il pilota che segue non sta superando ma semplicemente alle prese per non colpire la monoposto davanti quasi ferma in traiettoria.
Dopo il positivo esito di Shanghai, è tornata nella sua attuale dimensione la Williams.
Il problema della FW48 resta il sovrappeso che genera inevitabilmente un impatto sulle prestazioni, fattore che richiederà modifiche importanti tenendo conto del budget cap in una fase, dove tutti i team, lavoreranno per migliorare le rispettive vetture avendo già raggiunto un soddisfacente limite di peso.
Destini incrociati per Audi e Aston Martin, che seppur con valori diversi sul piano della prestazione in pista, nei giorni di avvicinamento il weekend di corsa, sono stati vicini per il ruolo di team principal che Adrian Newey ha lasciato per tornare a concentrarsi esclusivamente su aspetti tecnici in una fase di profonda crisi, sostituito da Jonathan Wheatley che in questi mesi aveva ricoperto lo stesso ruolo in Audi al fianco di Mattia Binotto.
Per Wheatley che dovrà osservare il gardening e tempistiche legate agli eventuali vincoli contrattuali, un ritorno in Inghilterra dopo appena dodici mesi, considerato come la sede Aston Martin di Silverstone è distante appena venti miglia dal quartier generale della Red Bull dove ha trascorso vent’anni della sua carriera, un ritorno alle origini territoriali per un’opportunità allettante e attualmente, difficilmente peggiorabile.
Magari lo stesso Newey potrebbe avere suggerito il nome di Wheatley considerata la convivenza e i successi nel periodo a Milton Keynes, facendo centro alle sue ambizioni frenate dalla convivenza di Binotto in Audi, situazione che potrebbe far ricordare quanto avvenne anni addietro in Ferrari durante l’era di Maurizio Arrivabene, quando tra la gestione sportiva e l’anima tecnica dell’allora direttore tecnico Binotto, si verificarono frizioni e diatribe in una co-leadership, che minò i risultati in pista.
Sempre Binotto, che dal suo ingresso in Audi avvenuto nel 2024 ha seguito la trasformazione della struttura accompagnando Audi nella preparazione e successivo approdo in Formula 1 come costruttore completo (telaio e power-unit) sulla base del team Sauber, continuerà a guidare la squadra anche col ruolo di team principal.
Sul piano dei risultati, Audi è andata vicina la top-ten con l’undicesimo posto di Hulkenberg, lontanissima ancora Aston Martin col solo Alonso, doppiato, che ha tagliato la bandiera a scacchi.
Alla Cadillac resta l’obiettivo di fare esperienza, produrre chilometri, crescere e guardare l’obiettivo più vicino che in questo momento, è rappresentato dal diminuire il distacco dai più diretti rivali nella consapevolezza di come la zona punti sia molto distante, a dimostrazione di come nell’attuale Formula 1, non è sufficiente essere un team clienti per guadagnare posizioni.

ADESSO LUNGA PAUSA
Decretata dopo l’annullamento dei Gran Premio di Bahrein e Arabia Saudita che avrebbero dovuto seguire la trasferta in Giappone, i motori torneranno ad accendersi nel primo weekend di maggio a Miami.

CLASSIFICA PILOTI – punti
1. Antonelli (Mercedes) – 72
2. Russell (Mercedes) – 63
3. Leclerc (Ferrari) – 49
4. Hamilton (Ferrari) – 41
5. Norris (McLaren) – 25
6. Piastri (McLaren) – 21
7. Bearman (Haas) – 17
8. Gasly (Alpine) – 15
9. Verstappen (Red Bull) – 12
10. Lawson (Racing Bulls) – 10
11. Lindblad (Racing Bulls) – 4
12. Hadjar (Red Bull) – 4
13. Bortoleto (Audi) – 2
14. Sainz (Williams) – 2
15. Colapinto (Alpine) – 1
16. Ocon (Haas) – 1




CLASSIFICA COSTRUTTORI – punti
1. Mercedes – 135
2. Ferrari – 90
3. McLaren – 46
4. Haas – 18
5. Red Bull – 16
6. Alpine – 16
7. Racing Bulls – 14
8. Audi – 2
9. Williams – 2


Autore

Andrea La Rosa

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