Comunque Italia al mondiale 2026, non proprio in maglia azzurra ma sotto altri incarichi e persino nazionalità, con Ancelotti, Montella e Cannavaro allenatori rispettivamente di Brasile, Turchia e Uzbekistan insieme ad altri connazionali, come la partecipazione di Cristian Volpato, convocato nella rosa dell’Australia.
Nonostante la drammaticità sportiva nella notte di Zenica, qualche italiano è stato protagonista nel Mondiale appena concluso.
Tra tutti Carlo Ancelotti, ex grande calciatore e straordinario allenatore, corteggiato e chiamato dal Brasile per risollevare le sorti di una nazionale che per quanto forte e talentuosa, negli ultimi anni non è mai stata capace di mettere insieme tutti i pezzi del mosaico.
Il ct italiano ha un contratto fino al 2030 e di conseguenza lo rivedremo ancora sulla stessa panchina, con lui nello staff, il figlio Davide (nuovo allenatore del Lille in Francia) e Francesco Mauri, ancora Simone Montanaro e Mino Fulco.
Purtroppo non è andata come tutti si aspettavano, nonostante dalla panchina sia stato capace di risolvere i problemi ai sedicesimi con un Giappone molto ordinato che aveva messo in serissima difficoltà i verdeoro, l’esperienza è terminata anzitempo agli ottavi contro la forte e cinica Norvegia, per una nazionale sulla distanza apparsa lontana dalla tradizione che l’ha sempre contraddistinta.
C’è stato Fabio Cannavaro che esattamente venti anni dopo aver alzato da capitano la coppa nel cielo di Berlino, ha guidato l’Uzbekistan al debutto mondiale insieme col fratello Paolo, l’ex portiere della Juventus e della Roma Antonio Chimenti, Francesco Troise, Eugenio Albarella e da febbraio anche Enrico Castellacci, il dottore dell’Italia campione del 2026.
Il valore in campo ha fatto emergere tutto il divario della nazionale asiatica, tornata a casa con due gol fatti e undici subiti, compreso l’illusorio vantaggio contro la Colombia alla prima giornata che aveva generato entusiasmi, resta a prescindere una soddisfazione da cui poter ripartire.
Questa sconfitta è il primo passo del nuovo ciclo di questa nazionale.
Carlo Ancelotti, ct Brasile
Vincenzo Montella dopo ventiquattro anni, ha riportato la Turchia al campionato del mondo, con lui hanno collaborato Davide Russo, Pierpaolo Pollino e Massimo Crivellaro.
Purtroppo il campo ha detto altro, l’esito è stato a dir poco deludente e mai ci saremmo aspettati l’eliminazione dopo sole due partite, la prima persa immeritamente contro l’Australia e la seconda col Paraguay in inferiorità numerica, senza superare il muro sudamericano.
Hanno deluso i giocatori migliori, quelli che in teoria avrebbero dovuto fare la differenza per qualità, esperienza e personalità, nulla di tutto ciò, un percorso troppo deludente per chi arrivava carico di aspettative e tornato a casa senza nemmeno segnare un gol prima dell’eliminazione.
Tanti italiani anche dietro le quinte, come Guido Nanni, per intenderci colui che portò il telefono a Totti per la celebre selfie nel derby del 2015, insieme a Paolo Rongoni, sono stati nel gruppo dell’Algeria allenata dall’ex laziale Petkovic.
Ancora Mario Pafundi fisioterapista della Norvegia, Fabio Massimo Francioni del Qatar, Andrea Lanfranco della Svizzera, Yuri Annechiarici della Francia e Nicolas Chiesa al lavoro per l’Ecuador.
C’è stato anche un calciatore italiano al Mondiale, Cristian Volpato, convocato commissario tecnico dei Socceroos, Tony Popovic nella lista dei ventisei convocati.
L’attaccante del Sassuolo e dell’Italia under 21, ora 22enne, ha cambiato nazionalità sportiva quattro anni dopo aver rifiutato la convocazione per il torneo del 2022, nato a Sydney ha vissuto l’esperienza dopo essere stato idoneo a cambiare nazionalità sportiva secondo le regole FIFA, non avendo mai disputato una partita ufficiale con la nazionale maggiore italiana.
L’esordio è avvenuto al 61’ della partita persa contro gli Stati Uniti, poi titolare nella decisiva partita col Paraguay valevole per il passaggio del turno ai sedicesimi.




