HULK-ALO-COLA: STORIE A CONFRONTO

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In una Formula 1 molto complessa, emerge la semplicità di storie molto vicine ai giorni nostri, come la ricompensa del duro lavoro dopo un’enorme attesa, la speranza nonostante un’anagrafica non più giovanissima e quella che potrebbe essere stato solamente un buon proposito.

È

bastato il pazzo meteo di Silverstone per dare un pieno voto dieci ad un Gran Premio esaltante forse tanto quanto la riunione dei fratelli Gallagher che, dopo molti anni, hanno ridato luce agli Oasis senza tempo.
Tre nomi: Hulkenberg, Alonso e Colapinto.
Che fanno emergere argomenti molto vicini ai giorni nostri, di piloti, team o più semplicemente uomini e denominatori molti simili a noi, senza quel piedistallo cui siamo solitamente vedere un Circus molto complesso, troppo complicato soprattutto nella comprensione tecniche delle monoposto e specifiche regole.
Quella di Nico Hulkenberg, è sicuramente la storia più bella, perché a lieto fine dopo una lunghissima carriera, sempre disponibile, nel mezzo, comunque in pista, a disposizione persino quando nel periodo Covid erano capitate delle positività e dunque visto l’isolamento, chiamato a salire in quei sedili dove non era mai stato fino a poche ore prima di una sessione.
Bisogna sapere credere alle favole, anche quelle più inattese, certo la Sauber è notevolmente cresciuta, ma a fare la differenza è stato soprattutto l’istinto prevalso quando dopo una decina di giri, mentre il cielo si faceva incerto, ha imboccato la pit-lane nonostante il team gli avesse detto di rimanere in pista, una scelta rivelatasi azzeccatissima perché proprio in quella fase, ha costruito l’opportunità del primo podio in carriera.
Arrivato alla soglia dei 38 anni e soprattutto 239 partenze, un record amaro fino a pochi giorni, basti pensare che il suo esordio risale con la Williams nella stagione 2010, da lì un lungo girovagare tra l’ex Force India, Sauber, Renault, ancora Racing Point (ex Force India) poi divenuta Aston Martin, Haas e adesso ancora Sauber completamente rinata dalla cura Binotto e prossima a diventare Audi, tra l’altro vincitore nel 2015 della 24 Ore di Le Mans.
Sebbene non fossero presenti, tenerissimo il video della moglie mentre in casa, riprende la piccola figlia elettrizzata dalla felicità di vedere il papà finalmente inquadrato alzare il trofeo del terzo posto.
Tanti i complimenti da tutta la griglia, reazioni unanimi a conferma dell’umanità di questa impresa.
Un’attesa lunghissima come quella che hanno dovuto affrontare altri piloti, ricordiamo statisticamente Nicola Larini che nel 1994, chiamato a sostituire l’infortunato Jean Alesì, non solo entrò in zona punti quando al tempo il sistema di punteggio premiava i primi sei sotto la bandiera a scacchi, ma addirittura salì sul podio alla 44esima (a quel tempo le gare nella singola stagione erano notevolmente inferiori rispetto le attuali) presenza nel tragico Gp di San Marino, purtroppo ricordato per la morte di Ayrton Senna e quella di Roland Ratzenberger durante le precedenti qualifiche.

Che gara, sono partito praticamente ultimo e abbiamo fatto una grande rimonta. È davvero surreale, non so neanche come ci sono riuscito, ma le condizioni sono state folli. È stata una lotta di sopravvivenza per gran parte della corsa, ma siamo stati sul pezzo, facendo chiamate giuste e senza fare errori.

Nico Hulkenberg, pilota Sauber

Quanto a Fernando Alonso che esordì nel 2001, si rimane affascinati dalla motivazione in cui resta attaccato a lottare contro ragazzini che potrebbero venirgli figli, la figura dell’asturiano dopo moltissimi anni, rimane quasi una chiave per essere attaccati al periodo d’oro della Ferrari targato Schumacher, visto che i suoi titoli mondiali arrivarono proprio nel biennio 2005-06, l’ultimo soprattutto dopo un lungo ed estenuante duello proprio contro il tedesco che annunciò il ritiro al termine di quella stagione.
Toni polemici persino col proprio muretto cui non è piaciuta la gestione dei pit-stop, nonostante sia andato a punti per il quarto weekend consecutivo che confermano i progressi in questa parte iniziale di stagione europea, recriminando una prima sosta tardiva e un passaggio alle slick invece eccessivamente anticipato.
Mai banale, e mai formale.
Sempre lì, con team radio che lasciano intendere tutta la concentrazione del momento, e la speranza che la direzione ma soprattutto gli investimenti faraonici dell’Aston Martin possano dargli gli strumenti per lottare al titolo ancora un’ultima volta, Honda permettendo perché sappiamo quanto e come, nel prossimo e imminente ciclo regolamentare, soprattutto nella prima stagione (2026) conterà avere azzeccato il progetto della power-unit.
Concludiamo con Franco Colapinto, che in questa fase rappresenta un po’ il rovescio della medaglia rispetto ai primi due.
Forse troppo osannato e spinto, senza dimenticare che alla guida c’è sempre una persona con emozioni, sentimenti, paure e sicurezze, che dopo il brillante esordio l’anno scorso alla Williams (chiamato direttamente dalla Formula 2) in sostituzione di Sargeant, si era trovato paradossalmente chiuso, senza un sedile, per la precedente scelta di confermare Albon e ingaggiare Sainz dalla Ferrari.
Da qui un caldo inverno perché l’argentino sarebbe stato ingiustamente fuori dalla griglia, fino alla recente opportunità data in Alpine prendendo il posto di Doohan, solamente che stavolta i risultati non gli stanno dando ragione, tra incidenti, errori grossolani e la pressione di dover meritare la conferma che come un boomerang, a soli 22 anni compiuti a fine maggio, potrebbero segnare la sua, fin qui giovane, carriera.

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Andrea La Rosa

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