Il meteo ha rappresentato il “fattore” nel Gran Premio del Bahrein disputato in Malesia, vinto da Verstappen (Red Bull), sul podio Antonelli (Mercedes) e Hamilton (Ferrari). In top-ten: 4.Leclerc (Ferrari), 5.Hadjar (Red Bull), 6.Piastri (McLaren), 7.Lawson (Racing Bulls), 8.Alonso (Aston Martin), 9.Norris (McLaren), 10.Lindblad (Racing Bulls). Seguono quasi trecentocinquanta chilometri per raggiungere Singapore dove si correrà nel prossimo weekend.
N
on ha deluso le attese il ritorno in Malesia, dove non si correva da molti anni, “ripescata” con la denominazione di Gran Premio del Bahrein per l’indisponibilità della sede originaria dovuta ai purtroppo noti avvenimenti in Medio Oriente, tra l’altro incastrando una scelta logistica perfetta tra il precedente appuntamento di Baku e il successivo a Singapore.
Una sfida perché molti dei piloti sulla griglia non avevano mai corso su questo circuito, pochi i dati a disposizione per lo studio di un confronto virtuale rispetto alla preparazione del riscontro in pista.
A ravvivare l’anteprima anche il meteo, nella doppia veste di rischio pioggia nei tre giorni di corsa, e allo stesso tempo la diramazione della circolare informativa Heat Hazard, ovvero l’atteso caldo e l’equipaggiamento del Driver Cooling System per ridurre lo stress termico sui piloti, oppure l’obbligo d’integrare il peso minimo con una zavorra di circa 0,5 kg all’interno della macchina per evitare vantaggi prestazionali di peso in caso di rinuncia al gilet refrigerato.
Un fattore è stato l’asfalto, perché tutti si aspettavano un degrado diverso per l’abrasione e le altre temperature della pista, tuttavia oltre alla polvere, c’è stato proprio il cedimento in alcuni piccoli tratti che hanno ridotto l’aderenza, con un maggior consumo dei pneumatici e tempi sul giri mediamente quattro/cinque secondi più lenti rispetto le previsioni.
Una situazione cui si sono aggiunte varie sconnessioni, nonostante gli organizzatori abbiano provato a livellare i dossi, dove le gomme scivolano ulteriormente con l’aumento delle temperature di esercizio che a sua volta hanno generato maggiore degrado.
Antipasto di una qualifica diversa rispetto l’andamento della stagione, con Verstappen partito dalla pole, Ferrari in prima fila con Hamilton, in seconda Antonelli e Leclerc, in terza le McLaren; solo ottavo Russell.
Infatti le centraline hanno male interpretato i parametri dei motori a basso regime, mandando le unità in protezione con i piloti e gli addetti ai box, intenti a capire cosa stava succedendo e risolvere la situazione per scongiurare il ritiro.
Certo per scrivere la cronaca di un Gran Premio iniziato la mattina e concluso quasi all’ora di pranzo, occorrerebbero centinaia di righe, questo perché è successo di tutto, a cominciare dal diluvio e conseguente provvedimento della direzione gara di posticipare il via, dopo aver constatato l’impraticabilità della pista.
Tutto posticipato a orario da destinarsi, perché a complicare la situazione è stato il blackout tecnico che ha aveva messo fuori uso il radar meteo della Formula 1, situazione tale da rendere impossibile la previsione dell’evoluzione del fronte temporalesco e stabilire un orario per scendere in pista.
Premessa di condizioni al limite e spettacolo assicurato quando finalmente è arrivata la comunicazione per avviare le procure di partenza dietro la safety-car utile a prendere confidenza con il limite della pista bagnata, salvo però la grottesca situazione dove a causa dell’andatura estremamente a rilento tenuta dal gruppo, innescata anche da un guasto temporaneo alla Red Bull di Verstappen, molti software di gestione delle power-unit sono andati in tilt.
Infatti le centraline hanno male interpretato i parametri dei motori a basso regime, mandando le unità in protezione con i piloti e gli addetti ai box, intenti a capire cosa stava succedendo e risolvere la situazione per scongiurare il ritiro.
Così, anche probabilmente per salvare la faccia e difendere questo incredibile regolamento, si è preferito congelare la situazione con una nuova partenza, generando però una farsa incredibile e inaccettabile per la classe regina dell’automobilismo.
E’ sembrato assistere a un videogioco improvvisamente impazzito, così la Federazione si è mossa per spiegare la posizione, spiegando come una “combinazione senza precedenti di basso regime del motore, condizioni di scarsa aderenza, impostazioni di gestione dell’energia per pista bagnata e configurazione nei settori del circuito” avevano causato l’improvvisa e coincidente perdita di potenza per diverse vetture, alla fine per ripartire, è stato sufficiente il più classico e ordinario spegni-riaccendi.
L’immagine di monoposto talmente sofisticate ma incompatibili rispetto determinate (e inesplorate) situazioni, figlie di un regolamento che purtroppo bisognerà trascinarsi fino al 2029, una figura imbarazzante mai vista, specie in mondovisione.
Il Gran Premio è stato appassionante, contraddistinto dalle condizioni di bagnato e progressivo asciutto che hanno reso importanti le scelte delle gomme, tra azzardi, errori, ritiri e safety-car.
Nel caos ha vinto la costante di Verstappen che conferma la risalita della Red Bull, mentre il ritiro di Russell a pochi giri dal termine, oramai consegna seppur non ancora matematicamente il titolo ad Antonelli, bravo a prendersi i giusti rischi in considerazione del mondiale in gioco, per lui ennesimo esame superato, tenendo la testa concentrata e non facendosi influenzare da quanto successo.
In ottica costruttori esito agro-dolce per la Mercedes, comunque prossima a festeggiare.
Per una volta l’argento ha fatto da cornice, sostituito dal verde come colorazione identitaria della Petronas, società petrolifera malese title sponsor della squadra.
La squadra di Brackley ha portato il secondo pacchetto di aggiornamento dopo quello sostanzioso in Canada ben dieci Gran Premi addietro, dimostrazione della forza nel continuare a vincere pur senza sostanziali novità se non modifiche di configurazione secondo le caratteristiche dei circuiti dove si è gareggiato.
Per questo motivo sbaglia (e di grosso) chi pensa al merito della W17 solamente per la forza della power-unit, viceversa nel complesso, la Freccia d’Argento è stata la monoposto indiscutibilmente più competitiva nel compendio di motore, telaio e aerodinamica, magari tenendosi del margine sui cavalli giocando sulla possibilità di non risultare la più forte e quindi possibilità di continuare a sviluppare tramite il meccanismo Aduo.
Eppure stavolta, gli aggiornamenti o forse la comprensione degli stessi, hanno arretrato le prestazioni, tra sottosterzo e comportamenti anomali in generale mai visti in precedenza lasciando parecchi interrogativi, ad ogni modo Antonelli fa festa, perché guadagna ben 18 punti in campionato su Russell.
Alla Ferrari sono state giornate di tensione alimentata dalla mancanza di risultati, così la scuderia di Maranello dopo tante indiscrezioni sul futuro del team principal Fred Vasseur, alimentate anche dalle dichiarazioni dell’artefice della Red Bull, oggi libero, Christian Horner, nella giornata di martedì ha organizzato un incontro online con i media italiani per chiarire e confermare nettamente la fiducia a Vasseur il gruppo di lavoro.
Il Cavallino inizialmente, soprattutto in occasione delle voci durante lo scorso weekend azero, aveva preferito non intervenire, salvo la decisione di convocare i media per chiarire definitivamente la posizione.
Una gara folle, tra problemi di power-unit dietro la safety-car, l’errore clamoroso di strategia in partenza scegliendo le gomme d’asciutto e precipitando nei primi giri a quasi un minuto di ritardo, Leclerc danneggiato il muso è tornato ai box per montare le intermedie mentre la perseveranza di Hamilton ha pagato, perché la safety-car del nono giro gli ha permesso di ricucire il divario dai primi, scegliendo di non fermarsi nemmeno durante la prima neutralizzazione e autore di una rimonta spettacolare fino al meritato podio, dopo essere stato a lungo tra i piloti più veloci.
La McLaren ha deluso tra errori di strategia e dei piloti, mentre è una Red Bull assolutamente ritrovata quella dell’ultimo periodo, con Verstappen che non ha mai mollato la presa nonostante una mai nascosta contrarietà a quanto generato dal regolamento delle power-unit, tra l’altro finalmente sulla disponibilità delle prestazioni del secondo pilota Hadjar, senza dimenticare appunto come negli anni trascorsi abbiano faticato gli ex colleghi Perez e Tsunoda nel tenere il passo del cannibale olandese e la pressione psicologica a supportare (e sopportare) il confronto.
La RB22 sta mostrando una qualità mancata per lunga parte, una finestra di funzionamento così ampia da poter seguire l’evoluzione della pista senza dover inseguire e compromettere il bilanciamento, aspetto ancora più importante proprio in Malesia, dove temperature elevatissime e l’asfalto aggressivo hanno reso particolarmente sensibile la gestione dei pneumatici.
Una chiave di lettura è data proprio da Hadjar, che assente per tre Gran Premi causa infortunio al rientro dalla pausa estiva, adesso sembra essere salito su una vettura molto diversa dalla precedente con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Un Gran Premio di caos è stata grande occasione per gli altri team.
A cominciare dalla Racing Bulls che raccoglie tanti punti con una doppia posizione nei primi dieci e aumenta il divario dall’Alpine, sensazionale Alonso con l’Aston Martin, dopo aver annunciato la strada della continuità nonostante l’enorme difficoltà della power-unit Honda, scegliendo di dare fiducia nel progetto 2027; fuori dalla zona punti la Audi, Haas, Williams e Cadillac.
Prossimo appuntamento tra pochi giorni col Gran Premio di Singapore, sul circuito cittadino non permanente realizzato a Marina Bay, dove si correrà in senso antiorario come a Baku, San Paolo, Austin e Abu Dhabi.
Una pista che attraversa architetture futuristiche, come il Marina Bay Sands, celebre complesso con tre torri e la terrazza a forma di nave domina la vista panoramica in diversi punti della pista, proseguendo per l’Anderson Bridge, ponte in acciaio del 1910 che le vetture di Formula 1 attraversano durante il giro, ancora il Fullerton Hotel imponente edificio in stile neoclassico che sorge nei pressi di una delle sezioni più tecniche del tracciato, la Singapore Flyer grande ruota panoramica che si erge maestosa vicino alla zona dei box e del tracciato, oppure Esplanade – Theatres on the Bay, famosi teatri a forma di gherkin o durian, noti per la copertura geometrica a pannelli di vetro.
Di mezzo la loro esaltazione correndo la sera sotto i riflettori artificiali che Singapore aprì in assoluto nel 2008, fattore adesso quasi ordinario anche in altri Paesi che sfruttano le proprie risorse economiche soprattutto energetiche, per restituire un prodotto unico e differente rispetto la fase europea della stagione, scelta che contemporaneamente viene incontro al fuso orario del pubblico europeo.
Il circuito misura quasi cinque chilometri con diciannove curve, molto duro per i freni considerati i numerosi stop-and-go che richiedono stabilità in frenata e trazione in uscita di curva, vicinissime le barriere che come a Montecarlo non consentono distrazioni o errori ai piloti, per questo motivo la strettezza della sede stradale rende importantissima la qualifica e relativa posizione di partenza.
Da considerare anche le condizioni ambientali, perché il consueto caldo e umido, obbligheranno anche alcuni accorgimenti sulle carrozzerie delle monoposto dove potrebbero essere aperti o allargati canali di sfogo, per consentire un maggiore respiro alle componenti interne, come pure la resistenza fisica dei piloti che richiede una precisa preparazione.
Tra i fatti storici, come non ricordare il Crashgate del 2008, quando successive indagini alla bandiera a scacchi, fecero emergere come la Renault ordinò a Piquet Jr di andare a sbattere appositamente, rendendo necessario l’ingresso della safety-car che agevolò perfettamente il pit-stop con rifornimento di Alonso poi vittorioo.
L’evento portò delle conseguenze legali, in ultimo Felipe Massa, pilota Ferrari in quella stagione, ha avviato delle azioni per ottenere giustizia e risarcimenti, sostenendo che quell’incidente falsò la lotta per il titolo che a fine anno venne vinto da Hamilton dopo la cocente delusione del brasiliano nelle battute finali dell’ultimo Gran Premio del Brasile.
Come non dimenticare anche quando accadde nel 2017, relativamente al disastro in partenza dei piloti Ferrari, Vettel e Raikkonen, protagonisti di un contatto (in mezzo Verstappen) che ebbe delle ripercussioni in quel campionato.
Nell’albo d’oro delle vittorie, in testa c’è Vettel (5) mentre Hamilton (4) avrà l’opportunità di eguagliare lo stesso record, la Mercedes (5) guida i successi per costruttore seguita a Ferrari e Red Bull (4).
L’anno scorso vinse Russell, mentre la McLaren con larghissimo anticipo, vinse matematicamente il campionato costruttori per la decima volta nella sua storia, praticamente doppiando i punti della Mercedes più diretta inseguitrice.
Il programma del weekend.
Venerdì 9 Ottobre
Prove libere I: ore 11;30.
Qualifica Sprint: ore 15;00.
Sabato 10 Ottobre
Gara Sprint: ore 11;30.
Qualifica Gran Premio: ore 15;00.
Domenica 11 Ottobre
Gran Premio: ore 14;00.
CLASSIFICA PILOTI – punti
1. Antonelli (Mercedes) – 320
2. Russell (Mercedes) – 236
3. Hamilton (Ferrari) – 214
4. Leclerc (Ferrari) – 191
5. Verstappen (Red Bull) – 188
6. Norris (McLaren) – 188
7. Piastri (McLaren) – 128
8. Hadjar (Red Bull) – 96*
9. Lawson (Racing Bulls/Red Bull) – 65**
10. Gasly (Alpine) – 41
11. Lindblad (Racing Bulls) – 38
12. Colapinto (Alpine) – 27
13. Bearman (Haas) – 20
14. Bortoleto (Audi) – 10
15. Alonso (Aston Martin) – 7
16. Hulkenberg (Audi) – 7
17. Sainz (Williams) – 7
18. Ocon (Haas) – 7
19. Albon (Williams) – 5
20. Tsunoda (Racing Bulls) – 1***
21. Bottas (Cadillac) – 0
22. Perez (Cadillac) – 0
23. Stroll (Aston Martin) – 0
* saltato per infortunio i Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna;
** 14 punti con la Red Bull nel Gp dei Paesi Bassi in sostituzione dell’infortunato Hadjar;
*** titolare nei Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna in sostituzione di Lawson.
CLASSIFICA COSTRUTTORI – punti
1. Mercedes – 556
2. Ferrari – 405
3. McLaren – 316
4. Red Bull – 298
5. Racing Bulls – 90
6. Alpine – 68
7. Haas – 27
8. Audi – 17
9. Williams – 12
10. Aston Martin – 7
11. Cadillac – 0




