In Australia per il primo semaforo che inaugura la lunghissima stagione 2026: sarà un’alba italiana in considerazione del fuso orario con possibili sorprese. Inizia la nuova era della F1 , un cambio di regolamento così profondo che ha favorito tante soluzioni originali, tra loro molto diverse secondo l’interpretazione delle aree, l’ingombro e il posizionamento degli elementi sotto la livrea.
Dopo un conto alla rovescia durato anni, indiscrezioni e test persino a porte chiuse, parte la nuova era della Formula 1 contraddistinta da una totale rivoluzione tecnica che coinvolge dall’aerodinamica ai motori.
Semaforo verde a Melbourne che tradizionalmente per molti anni, ha inaugurato tante stagioni in quella che sarà un’alba italiana che metaforicamente, apre il campionato contraddistinto da ben 24 weekend che termineranno il 6 dicembre ad Abu Dhabi.
Gran Premio d’Australia dal 1985 al 1995 disputato sul circuito cittadino di Adelaide di cui resta la memoria nel 1994 dell’incidente tra Schumacher e Hill che consegnò il primo titolo al tedesco che guidava la Benetton, come pure l’incidente di Hakkinen dell’anno successivo a bordo della McLaren, drammatico al punto di portare al coma il pilota finlandese dopo aver sbattuto pesantemente sulle barriere, determinante la tracheotomia dal dottor Sid Watkins che evitò l’arresto cardiaco. Successivamente la Federazione vista la dinamica dell’impatto, introdusse per il 1996 una protezione nell’abitacolo ai lati della testa, rialzando lateralmente i bordi per eliminare l’effetto sballottamento della testa.
Nello stesso anno, avvenne lo spostamento sul circuito semipermanente di Melbourne nella sede dell’Albert Park, la cui pista è ricavata collegando le strade perimetrali del lago situato nell’omonimo parco, normalmente adibite all’ordinaria circolazione.
Su questo circuito, nelle vittorie per pilota, resiste il record di Michael Schumacher (4) come quello della Ferrari (10) nei team.
Ci sono molti buoni piloti in Formula E che farebbero bene qui. Ma non voglio che ci avviciniamo alla Formula E, anzi vorrei che restassimo lontani da quel mondo e rimanessimo Formula 1.
Max Verstappen, pilota Red Bull
Parola alla pista, con i team che si presentano dopo i recenti test utili a raccogliere dati innanzitutto sull’affidabilità delle nuove power-unit, nella consapevolezza di quanto il vincitore del Gran Premio d’Australia, pur partendo da un vantaggio rispetto alla concorrenza, potrebbe non essere il più forte a fine campionato.
Perché le macchine inevitabilmente dopo un periodo di apprendistato, saranno oggetto di studio, comprensione e successivo sviluppo il cui nodo principale, soprattutto in questa prima fase, sarà l’affidabilità delle nuove componenti.
In Bahrain sono emersi dei dati e soprattutto riferimenti che potranno essere fattori nel corso della stagione, per esempio rispetto all’anno scorso, quando le differenze di prestazione maggiori erano generate nelle curve, stavolta l’attenzione sembra essere maggiormente puntata sui rettilinei nelle velocità in allunga e nella gestione dell’energia nel corso dello stesso giro, elemento che in generale, potrebbe fare evidenziare importanti differenze di velocità tra le squadre in rettilineo.
Sono parse importanti le differenze tra due modalità che potremmo definire come quella del giro secco dove trovare la performance, rispetto il passo gara in cui la velocità massima è stata molto anticipata con una lunga fase di clipping prima dell’ingresso in curva, oppure la distribuzione della potenza lungo il giro, dove le telemetrie hanno evidenziato variazioni importanti.
Tra le novità, una diversa procedura di partenza perché senza MGU-H, il turbo richiede più tempo per il corretto funzionamento con il lavoro che incide maggiormente sul motore termico che tocca persino i tredicimila giri per lo scatto dopo il semaforo verde, anche questo un tema tale da essere trasformato in una questione su cui chiedere persino un intervento regolamentare.
L’ipotesi per evitare problemi di affidabilità, potrebbe essere l’intervento dell’MGU-K col rischio di togliere energie al turbo e ritrovarsi in difficoltà nelle fasi successive del giro.
Altro tema è il rapporto delle marce, perché ci sarà bisogno di utilizzare rapporti più corti in curva per ricaricare la batteria a costo di consumare più benzina.
Certo le dichiarazioni di Hamilton nel primo giorno di test in Bahrein, hanno lanciato un segnale che molti degli appassionati sospettavano da qualche tempo, frenando di fatto gli entusiasmi rispetto a questa nuova generazione di monoposto, sulla complessità tecnica delle nuove regole e in particolar modo l’aerodinamica attiva, i sistemi di recupero e utilizzo dell’energia, abbastanza complesso per uno spettatore che vuole semplicemente assistere allo spettacolo della competizione in pista.
Infastidito dai nuovi regolamenti è stato Verstappen, perché snaturano non solo la competizione ma persino il lavoro del pilota costretto a gestire la parte ibrida, tanto da paragonare la Formula 1 alla Formula E sotto steroidi, dove conta più la gestione e l’efficienza della parte elettrica, senza lamentarsi della macchina quanto la deriva dello spirito delle corse.
Un attacco poco velato alla Federazione come la Formula 1, che hanno investito anni e risorse verso un regolamento che spingesse sulla elettrica della power-unit, dove le macchine ricaricheranno in frenata quasi la metà dell’energia recuperabile durante i test in Bahrein, un criticità che necessitando di un’elevata gestione della batteria, potrebbe costringere i team a contenere la potenza mentre i piloti alzare l’acceleratore ben prima del punto di staccata.
Un impatto di non poco conto, perché se prima le squadre valutavano il carico aerodinamico sulla base del tempo guadagnato in curva tramite d’aderenza e quello perso in rettilinea a causa della resistenza, adesso un nuovo parametro è quello della gestione che richiederà l’energia delle nuove power-unit, servirà quasi una configurazione di compromesso.
Veniamo a Melbourne, con gli organizzatori che hanno vissuto ore di apprensione per la regolare disputa del Gran Premio, a causa del conflitto in Medio Oriente tale da innescare problemi logistici legati al trasferimento di materiale e addetti ai lavori, per la chiusura dello spazio aereo.
Una situazione particolarmente monitorata che precauzionalmente, ha consigliato la cancellazione giorni addietro in Bahrein, dei test previsti sulle gomme da pioggia tramite l’impianto d’irrigazione artificiale del circuito di Sakhir, che avrebbero dovuto sostenere Mercedes e McLaren in configurazione mule car.
In questo primo appuntamento, si presenta con grandi attese la Mercedes, che brillantemente ha superato i recenti primissimi esami con un’affidabilità andata oltre le aspettative, completando diverse simulazioni di gara senza problemi, concentrandosi dapprima sullo studio della power-unit e sulla performance.
Certo non sarà una stagione facile, perché indipendentemente dal risultato che in questo momento colloca le Frecce d’Argento come ideali favorite, rimane la Spada di Damocle (anche mediatica) legata a quella zona griglia del regolamento dove sembrerebbe essersi addentrata per migliorare il rapporto di compressione e quindi di prestazioni in termini di cavalli.
Un tema argomentato già dallo scorso dicembre che inevitabilmente, sarà caldo soprattutto qualora anche le prestazioni dei team motorizzanti Mercedes fossero superiori alla concorrenza, seppur non conterà solamente quella, a maggior ragione se fosse stata scelta nei test la linea della prudenza per non dare alito fin dall’inizio, a una superiorità che avrebbe già scatenato polemiche.
Da capire a che punto stanno gli altri.
A cominciare dalla McLaren campione piloti e costruttori in carica che torna a correre col numero 1 sulla monoposto di Norris, continuando con Red Bull per la prima volta con un proprio motore frutto della collaborazione Ford, forte di Verstappen che sarà come sempre, un fattore oltre il potenziale della macchina.
Bella la favola di Hadjar che qui l’anno scorso al debutto assoluto con la Racing Bulls, andò sulle barriere direttamente durante il giro di formazione, un crollo emotivo e poi la crescita progressiva a suon di prestazioni, per un team che dopo anni, è alla ricerca di una solida spalla nel box di fianco Verstappen.
È una Ferrari che contrariamente il recente passato, si presenta con un profilo bassissimo senza alcun proclamo e con la fiducia dei numeri che testimoniano l’aver percorso tanti chilometri in sede di test, molto lineare la preparazione di Leclerc, concentrato esclusivamente sulla pista senza dichiarazioni che riguardassero il regolamento e quant’altro di esterno rispetto la pista.
Per lui l’obiettivo è quello di vincere, soprattutto in un momento di cambio regolamentare dove le gerarchie viste fino a dicembre possono cambiare, rispetto a chi, come appunto Hamilton e Verstappen magari appagati dai tanti titoli già vinti, guardano anche altri aspetti.
Paradossalmente positivo l’aspetto che i media rispetto al passato, abbiano preferito non menzionare eccessivamente il team di Maranello, senza sbilanciarsi sulla reale competitività e velocità della macchina.
La Racing Bulls come sempre, punterà alla crescita dei piloti facente parte dell’orbita Red Bull puntando stabilmente alla zona punti al pari della Haas, che soprattutto nelle prime gare, montando la power-unit della Ferrari, sarà osservata speciale come le prestazioni di Bearman, indirizzato come sembra, nel futuro prossimo, a vestire in rosso.
C’è l’incognita Aston Martin perché nonostante sia parsa acerba la power-unit Honda, la prima vettura nata sotto la direzione di Adrian Newey non ha deluso le attese con una meccanica a dir poco estrema, il muso inedito come l’ingresso delle bocche di areazione vicino le pance a forma di vassoio, contraddistinte da uno scivolo in picchiata sulla parte superiore che punta a scendere sul posteriore, tuttavia i test di avvicinamento hanno dato riscontri tutt’altro che incoraggianti.
Potrebbe essere al centro di una fase disordinata delle attuali regole, tanto che per favorire i sorpassi, la Federazione avrebbe chiesto di provare nei test di ridurre la potenza dell’Mgu-K facendo minore ricorso al lift&coast, tuttavia nemmeno in questo modo la power-unit Honda sarebbe in grado di recuperare energia.
Stando a quanto riportato dallaBBC, il team principal Adrian Newey avrebbe dichiarato che il propulsore Honda non sarebbe in grado di recuperare energia nemmeno al limite inferiore di 250 kW, una mancanza che sarebbe l’ultima di una serie di problemi che l’insufficiente lavoro ha portato il team a presentarsi col minor numero di giri nei test rispetto a tutta la concorrenza.
Qualche difficoltà è stata inizialmente riscontrata (e risolta) dalla nuova Audi che da questa stagione ha definitivamente rilevato Sauber, per la scuderia tedesca che ha mantenuto la sede di Hinwil, sarà un avvio dove conterà soprattutto crescere, sicuramente a colpire della R26, è soprattutto il disegno delle fiancate apparso in Bahrein, che interpreta quanto lanciato (e poi cestinato) dalla Mercedes nel 2022, con una bocca dei radiatori non orizzontale, ma stretta e verticale, aderente al telaio.
Con l’obiettivo di dimenticare l’amaro passato campionato concluso nell’ultima posizione dei costruttori, è attesa la nuova Alpine targata Mercedes che per la prima volta spingerà proprio l’ex monoposto Renault, la casa francese per la prima volta dal 1988 non sarà presente in qualità di fornitore di motori.
Da valutare la Williams, alle prese con gravi difficoltà nelle tappe di avvicinamento dopo aver saltato il primo turno di test sul circuito di Montmelò, a causa del mancato superamento dei crash test imposti dalla Federazione.
Al debutto Cadillac, undicesimo team che porta la griglia di partenza a schierare ulteriori due monoposto guidate da due piloti esperti come Perez e Bottas, che sicuramente aiuteranno la squadra americana soprattutto in questa fase di apprendistato.
Di seguito il programma del weekend.
Prove libere 1
Venerdì 6 marzo ore 02;30.
Prove libere 2
Venerdì 6 marzo ore 06;00.
Prove libere 3
Sabato 7 marzo ore 02;30.
Qualifiche
Sabato 7 marzo ore 06;00.
Gran Premio
Domenica 8 marzo ore 05;00.





Ho molta ma molta paura che l’elettrico decreterà la fine della F1.
Certo, sono un pò di parte: ho lavorato per più di 30 anni nel motorsport di Renault e cresciuto decine di piloti che sono approdati in Formula 1. Con l’avvento dell’elettrico ho assistito purtroppo anche allo smantellamento totale della storica divisione Motorsport Renault/Alpine e dell’Alpine F1 (che è presente in griglia con il nome ma “spinta” da motori Mercedes e pertanto di Renault non c’è più niente).
L’elettrico nel motorsport, oltre ad avere una gestione molto complicata, proprio non mi appassiona ma sono comunque curiosa di vedere cosa succederà in questa stagione.
Dopo le recenti sessioni di test, l’opinione verso la nuova era della Formula 1 è abbastanza sfumata.
Da un lato spinge verso la sostenibilità, dall’altro nutre forti dubbi sulla componente elettrica fortemente marcata, che ne snatura l’essenza.
E’ inevitabile come i piloti, dovranno usare più la testa che il piede, dovendo (ad esempio) per gestire la batteria, ricorrere al cosiddetto “lift and coast” ancor prima del punto di staccata
Ci saranno tante variabili in gioco, certo la spinta dei cavalli resta determinante e in questo, la situazione Aston Martin – Honda dimostrerebbe (attendiamo la prima gara) come gli investimenti non sono scienza esatta, rispetto a chi come Renault (Alpine), vuole ripartire proprio accettando i propri limiti dopo stagioni difficili, simbolo di una rifondazione ad ampio raggio.
Speriamo di assistere ad un campionato bello, dove siano i team e i piloti a essere protagonisti.
Grazie del commento e del seguito.
Cara Barbara, non sono certo esperto di F1 come te e come Andrea, per cui il mio è un parere più “di pancia” che tecnico: condivido appieno le tue perplessità, e alla trazione elettrica aggiungo anche tutta l’elettronica di cui sono ormai pervase le macchine. Per me dovrebbe essere vietata ogni telemetria e possibilità di intervento dai box riguardo mappature e gestione del motore, in pratica tutto ciò che non fosse direttamente collegato alla sicurezza, così come i motori dovrebbero essere endotermici puri, senza ibridi. Parliamo del top delle auto da corsa, si devono sentire i cavalli, il rumore assordante, si devono vedere le fiammate dagli scarichi e, qualche volta, qualche motore in fumo. Non è certo la F1 che deve salvare il pianeta dall’inquinamento (posto che produrre le batterie delle stesse macchine non finisca per inquinare ancora di più), è davvero guardare il dito invece della Luna. Grazie infinite per il commento e per gli spunti di riflessione.