Tradizionale articolo conclusivo, in cui Gianluca Puzzo e Andrea La Rosa tracciano un bilancio di quanto avvenuto nell’anno solare, della crescita di SportOne, dei progetti futuri e non solo.
È trascorso un anno da quando Gianluca, spinto dal mai sopito spirito giornalistico e dalla progressiva volontà di crescita, mi propose di cambiare la grafica del blog, con una modalità certamente più consona al numero di lettori sempre più crescente di SportOne, accompagnato da una leggibilità più semplice e, in generale, da una configurazione più intuitiva e riposante.
In questo 2024 è passata tanta acqua nel nostro mulino, ho affrontato temi motoristici quali soprattutto un campionato di Formula 1 avvincente in cui speriamo la Ferrari abbia messo le basi per tornare a lottare stabilmente per le prime posizioni, ma anche tristi addii come quello di Gigi Riva o Totò Schillaci, ho provato a semplificare tematiche di calcio, trattato belle storie di sport locale e goduto di un tempo sportivo mai così felice per alcune discipline come l’atletica leggera e il tennis, esempi virtuosi per avvicinare i ragazzini allo sport con un spirito di emulazione per togliersi dalla strada o dal virus degli strumenti digitali.
Un doveroso ringraziamento a Page Service che sostiene il progetto e le nostre idee, una scelta non banale da cui traspare un serio spirito imprenditoriale basato sulla volontà di andare oltre i propri confini, anche fornendo supporto ad un blog come il nostro.
Quando giungono gli ultimi giorni o meglio, le ultime ore di un anno solare, sopraggiungono diversi modi di pensare tra il presente oramai vicino a diventare passato, e l’imminente futuro.
C’è chi vive l’attesa del nuovo anno come futuro, dunque sicurezza che a prescindere accadrà qualcosa di positivo rispetto un’annata sotto le aspettative, caratterizzata da eventi poco felici o comunque per la forza di un infinito ottimismo.
C’è chi vive una nostalgia di un anno solare anche fin troppo positivo.
Infine un jolly di vivere il presente sul futuro più semplice e affidarci alle nostre intuizioni.
Certo personalmente, negli ultimi giorni l’emozioni non sono mancate (arriveremo dopo ai riflessi verso lo sport), col ritorno per alcuni giorni a Siracusa da Venezia del corpo, o quel che resta dopo diciassette secoli di Santa Lucia, posto sull’altare maggiore della Chiesa di Santa Lucia nell’omonima borgata, dove in pochi metri quadri sono stati vicini anche il Simulacro, il “Seppellimento di Santa Lucia” opera di Caravaggio e la colonna del martirio.
Una visione straordinaria, perché soprattutto il Simulacro ed il dipinto, commissionati per sopperire uno l’assenza dell’altro, stavolta sono stati insieme per una volta, come mai accaduto.
Terreno fertile di sentimenti.
Poi un pellegrinaggio verso altre città a Lei devote, come Carlentini, Belpasso e Acicatena, infine a Catania dove Lucia è stata accolta come se fosse stata una figlia, per incontrare idealmente dopo diciassette secoli Agata, Patrona catanese, cui la Vergine e Martire siracusana si rivolse per aiutare la madre con problemi di salute.
Fonti storiche tramandano come la Santa catanese le venne in sonno: “Sorella mia Lucia, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi porgere a tua madre? Anche tu, proprio come me, subirai il martirio per la tua fede in Cristo”.
Quello di Agata e Lucia è un legame speciale, unico.
Siracusa e Catania rappresentano due contesti probabilmente diversi per cultura e storia, dove purtroppo sempre per colpa di una parte di chi non può essere chiamato tifoso, non sono mai mancati soprattutto nel calcio, tensioni e problematiche che nella provincia hanno determinato il divieto di assistere alle partite.
Stavolta entrambe non sono mai state così unite, mai così vicine.
Un messaggio di come lo sport può e deve essere messaggio di Comunità, un riferimento di speranza.
(Andrea La Rosa)
È stato un anno molto più scuro che chiaro, il mio 2024 sportivo. Se ne sono andati tanti miti della mia gioventù da tifoso e appassionato, a cominciare da Gigi Riva e Franz Beckenbauer, proseguendo con Totò Schillaci ed Andy Brehme, che quando giocavo a Subbuteo era sempre il capitano della mia Germania. Poi se ne sono andati due grandi allenatori: Sven Goran Eriksson, che andavo a vedere anche con la Lazio per quanto mi piaceva il suo modo di far giocare le squadre, e Daniele Bagnoli, il coach più scudettato di sempre della pallavolo maschile, che trovavo antipatico finché lo osservavo dagli spalti dei palazzetti ma che mi conquistò totalmente ad un corso allenatori, sia per la sua enciclopedica sapienza pallavolistica, sia per il suo humor sorprendente e brillante. E che dire di Lea Pericoli, le cui telecronache su TeleMonteCarlo, così affettuose, quasi materne nei confronti dei giocatori, così competenti eppure così diverse da quelle di Tommasi e Clerici, mi hanno accompagnato nel mio percorso d’innamoramento verso il tennis. Infine, pochi giorni fa, è stata la volta di Lenny Randle, il primo giocatore di Major League ad essere mai approdato nel campionato italiano: me lo ricordo in campo a Nettuno, e ad un clinic, sempre a Nettuno, sulla battuta, lui che può vantare una media battuta mostruosa, 408, nei suoi anni in Italia. A consolarmi non è certo arrivata la Roma, dilaniata dalle decisioni incomprensibili e isteriche di una dirigenza che nulla sa di calcio e che in pochi mesi è stata capace di sprofondare da Mourinho a Juric, passando per la mortificante vicenda De Rossi. È andata di poco meglio ai miei 49ers, arrivati a un supplementare dal Vince Lombardi Trophy ma rimasti a bocca asciutta, idem per gli Yankees, scioltisi in un incredibile quinto inning di gara 5 già passato alla storia. Sui Red Wings stendiamo un velo pietoso, mentre nella Stanley Cup mi sarebbe piaciuto, da vecchio romantico dello sport, veder trionfare l’hockey poetico, offensivo e scapestrato degli Edmonton Oilers di Connor McDavid; ma si sa, non è più tempo di poeti, quindi la pazzesca rimonta dei canadesi si è fermata sul più bello, anzi alla bella, a gara 7, contro i più concreti Florida Panthers.
Le grandi gioie sono arrivate dal tennis, ça va sans dire: con l’orgoglio di vedere per la prima volta un italiano al numero 1 del ranking, vincitore di due Slam e della seconda Coppa Davis consecutiva, e con l’imprevisto (e per certi versi imprevedibile) exploit di Jasmine Paolini, minuta in mezzo ad autentiche valchirie, capace di portare la sua grinta e il suo sorriso contagioso fino al quarto posto mondiale (senza dimenticare i suoi successi anche in doppio, assieme a Sara Errani). Di Sinner si è detto e scritto oramai tutto, ma certo mai avrei immaginato di vedere, un giorno, un tennista italiano divenire letteralmente ingiocabile per tutti gli altri: le imperscrutabili vie dello sport. Buon 2025 a tutti i lettori di SportOne!
(Gianluca Puzzo)





Buon 2025! E non solo dal punto di vista sportivo.
Grazie per le notizie ed i commenti che ci hanno accompagnato in questo 2024.E ci accompagneranno anche nel nuovo anno. Buon 2025
Grazie a tutti i collaboratori di Sport One. Buon 2025.