Il conflitto in Medio Oriente sconvolge anche il mondo dello sport, dal calcio alla Formula 1, a dispetto di quelli che sembravano essere segnali di disgelo.
Eppure c’è stato un anno, il 1998, in cui andò in scena la prima partita di calcio tra Stati Uniti e Iran in occasione del campionato mondiale di calcio in Francia, una sfida oltre il risultato considerato come nessuna delle due nazionali superò quella fase a gironi.
Alla base la forte rivalità politica tra Washington e Teheran, in un contesto di complessità economica e di alleanze commerciali, dove i rapporti a seguito di precedenti tensioni, s’interruppero dopo l’assalto all’ambasciata americana nella capitale iraniana nel 1979 durante la rivoluzione iraniana, episodio che diede origine alla crisi degli ostaggi e una tensione mai attenuata, nemmeno durante la guerra tra Iran e Iraq negli anni Ottanta.
Così quella partita, ma soprattutto quel sorteggio, mise di fronte due Paesi profondamente diversi e divisi, così nonostante le tensioni, quei novanta minuti divennero simbolo di dialogo, sportività, di ragazzi che volevano solo divertirsi, giocare a calcio, rappresentare la propria nazionale per ricordare anche la sola partecipazione al mondiale.
Quella serata a Lione, si confrontarono due contesti diametralmente opposti, ma uniti tramite un messaggio di distensione la consegna dei calciatori iraniani, di un mazzo di rose bianche come simbolo di pace, mentre gli americani ricambiarono con i gagliardetti della propria Federazione, con tanto di fotografie delle squadre abbracciate prima del fischio di quella partita disputatasi a Lione.
Per la cronaca vinse l’Iran, trasformando quella vittoria in un momento di libertà nelle piazze, mentre l’altra partita, sempre in un mondiale, nell’edizione 2022 giocatasi in Qatar, si concluse con la vittoria americana.
Scene che oggi appaiono oggettivamente impossibili da replicare, visto che proprio gli Stati Uniti ospiteranno l’imminente edizione iridata e di conseguenza, la Federazione iraniana dopo aver superato la fase di qualificazione nel girone A asiatico, inserita nel gruppo G della rassegna iridata con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, sta pensando al ritiro aprendo le porte di un possibile ripescaggio di un’altra squadra del proprio continente.
Un conflitto che sconvolge molti piani dello sport, sospeso il campionato in Qatar, a forte rischio la sede di Doha prevista per la partita tra Argentina e Spagna rispettivamente vincitrici della Copa America e dell’Europeo come antipasto del Mondiale, in dubbio i prossimi Gran Premi di Formula 1 in Bahrein e Arabia Saudita, tennisti bloccati per la chiusura dello spazio aereo.
In difficoltà l’Eurolega con la sospensione di tre partite, due delle quali coinvolgono squadre israeliane e una emiratina, ancora vista l’incertezza legata agli spostamenti aerei, la Federciclismo italiana ha rinunciato alla partecipazione della prima prova di Coppa del Mondo in Australia, anche la Federazione Internazionale di Scherma ha rinviato tutte le gare di Coppa del Mondo tra il 5 e l’8 marzo.
Una situazione che resta incandescente, adesso però, anche basta.




