F1 ’25: MEGAMAX

F

Da brividi l’Inno di Mameli cantato da Vittorio Grigolo, sotto il passaggio delle Frecce Tricolore. A Monza vince Verstappen davanti le McLaren di Norris (secondo) e Piastri (terzo) alle prese con un pasticcio interno risolto da un atteggiamento molto cavalleresco. Ferrari giù dal podio: quarto Leclerc e sesto Hamilton. A punti Antonelli con la Mercedes.

U

n fascino inenarrabile.
Una storia unica il Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza, che in virtù dello scenario di una pista più unica che rara nel panorama di quelle oggi presenti in calendario, del calore dei tifosi italiani e sullo sfondo delle Frecce Tricolore poco prima del semaforo verde, non ha tradito le attese.
Il Tempio della Velocità ma sicuramente il “Regno” di ali scariche, dove ogni team in maniera opposta a quanto avviene per Montecarlo, ha portato soluzioni estreme per guadagnare velocità sui lunghi rettilinei e non essere preda di chi segue per l’effetto scia.
Condito da un venerdì piuttosto incoraggiante, con sei piloti in meno di due decimi dopo le prove libere, che aveva aperto la partita con la scommessa del passo gara, considerato l’ampio ventaglio di possibilità di sorpassi.

Una gara “corpo a corpo” soprattutto nei primi giri, poi è emerso il passo gara rispetto alla strategia ad una sosta, dove Verstappen e la Red Bull tornano alla vittoria, merito soprattutto di un pilota che rende umani i numeri e i computer…

Come in effetti sono state le qualifiche.
Sul filo dei millesimi dove Verstappen ha fatto segnare una straordinaria pole inseguito dalle McLaren, con Norris (oramai libero dalle pressioni e la consapevolezza dover dare tutto) davanti Piastri, solamente quarto Leclerc mentre Hamilton nonostante il quinto tempo, è partito in decima posizione per l’inspiegabile ed esagerata sanzione della settimana scorsa quando a Zandvoort, secondo i commissari non aveva rallentato a sufficienza in quel giro di formazione; poi le Mercedes.
Vigilia di una gara aperta, tra chi ha cercato l’assetto della velocità, chi ha scommesso la percorrenza delle Varianti e soprattutto, risparmiare le gomme posteriore in Parabolica.
Prima del via, da brividi l’Inno di Mameli cantato da Vittorio Grigolo, sotto il passaggio delle Frecce Tricolore, l’aveva già fatto a Imola nel 2021 purtroppo senza pubblico, stavolta è stato ancor più speciale.
Il semaforo verde è stato più palpitante del solito, per il lungo rettilineo di partenza seguito dalla staccata verso destra poi sinistra, e l’inevitabile effetto scia che a ventaglio, ha aperto tutte le monoposto in cerca di un sorpasso col rischio di contatti e incidenti.
Una gara “corpo a corpo” soprattutto nei primi giri, poi è emerso il passo gara rispetto alla strategia ad una sosta, dove Verstappen e la Red Bull tornano alla vittoria, merito soprattutto di un pilota che rende umani i numeri e i computer, capace sempre di stravolgere le strategie, fare qualcosa di speciale e raschiare quanto a disposizione sul fondo del barile.
Ci ha sicuramente provato la McLaren, che stavolta ha dovuto arrendersi oltre l’aspetto di ragioneria dei numeri, terribile il pasticcio interno poi regolato da un atteggiamento cavalleresco, dove Norris aveva perso la posizione per l’indecisione al pit-stop per la sostituzione dell’anteriore sinistra, poi restituita dall’ordine di scuderia.
E’ inevitabilmente deludente il risultato della Ferrari, che per l’occasione di festeggiare il 50esimo anniversario del primo titolo iridato vinto da Lauda, ha sfoggiato una colorazione simile alla 312 T guidata anche da Ragazzoni, contraddistinta dalle celebri strisce bianche longitudinali sulla carrozzeria, i nomi dei piloti scritti in corsivo, i numeri di gara coordinati, in nero dentro la casella porta-numero di colore bianco, ancora l’ala posteriore di colore argento metallizzato a ricordare l’alluminio che veniva utilizzato (oggi in fibra di carbonio), ancora più appariscente il cofano motore interamente di bianco come pure i cerchioni delle ruote ispirati al disegno dei cerchioni dell’epoca.
Energia, di Jacky Ickx in pista a 80 anni compiuti con la 312 B del 1970, compiendo qualche giro con la storia monoposto rossa da ben 450 cavalli.
Passione, dei tifosi che hanno riabbracciato Jean Alesì, uno dei piloti più amati nella storia della Scuderia pur avendo vinto una sola gara in Canada nel 1995, proprio al volante della 412 T2 che partecipò a quel campionato, in una serie di giri facendo rivedere e riascoltare il motore V12 di Maranello.
Tornando al Gran Premio, si è discusso parecchio intorno quello che poteva essere l’eventuale disponibilità di Hamilton a offrire la scia a Leclerc per la qualifica, dove nella competizione per eccellenza dominata da numeri e calcoli, a volte si potrebbe lasciarsi andare a gesti capaci di rimanere nel collettivo, lasciando l’istinto verso la vittoria considerato che per Hamilton, il “sacrificio” non avrebbe distrutto alcuna possibilità di trionfo.
Nessun rischio, nonostante l’anno complicato dove non si aveva nulla da perdere.
Forse giustificata dall’assetto e la gestione della gara, relativamente la scelta di provare un’ala posteriore trimmata per sperare di non generale troppo spinta verticale che schiacciasse la macchina sull’asfalto generando l’usura del plank (l’usura del pattino quest’anno è l’incubo dei ferraristi), ricorrendo ad un compresso che non ha permesso al monegasco di lottare per la pole ma pensando alla gara, nella convinzione di proteggere le gomme dall’inevitabile effetto scivolamento che si sarebbe registrato, consapevoli di rinunziare alla prestazione sul giro veloce.
Ci ha provato Leclerc soprattutto all’inizio, dovendo inevitabilmente fronteggiare gli attuali valori, ha rimontato Hamilton ma purtroppo entrambi, mai pienamente in lotta per salire sul podio.
La Mercedes porta a casa il quinto posto di Russell tra le Ferrari, e il nono di Antonelli cui serviva qualcosa di positivo per voltare pagina.
Si conferma a centro gruppo la Williams col settimo posto di Albon (partito quattordicesimo), ancora a zona punti la Sauber con Bortoleto (ottavo) in grande crescita e sicuramente sul taccuino sulle future scelte dei team di vertice, come Hadjar decimo con la Racing Bulls, nonostante fosse partito addirittura dalla pit-lane dopo la pessima qualifica che aveva consigliato la sostituzione della power-unit senza dover scontare la penalità sulla griglia.
Fuori dalla top-ten Aston Martin, Haas e Alpine.
Adesso una pausa, si tornerà in pista il 21 settembre sul circuito cittadino di Baku per il Gran Premio dell’Azerbaigian.

CLASSIFICA PILOTI – (punti)
1. Piastri (McLaren) – 324
2. Norris (McLaren) – 293
3. Verstappen (Red Bull) – 230
4. Russell (Mercedes) – 194
5. Leclerc (Ferrari) – 163
6. Hamilton (Ferrari) – 117
7. Albon (Williams) – 70
8. Antonelli (Mercedes) – 66
9. Hadjar (Racing Bulls) – 38
10. Hulkenberg (Sauber) – 37
11. Stroll (Aston Martin) – 32
12. Alonso (Aston Martin) – 30
13. Ocon (Haas) – 28
14. Gasly (Alpine) – 20
15. Lawson (Red Bull/Racing Bulls) – 20***
16. Bortoleto (Sauber) – 18
17. Sainz (Williams) – 16
18. Bearman (Haas) – 16 pt
19. Tsunoda (Racing Bulls/Red Bull) – 12*
20. Colapinto (Alpine) – 0 **
21. Doohan (Alpine) – 0

* 3pt conquistati con la Racing Bulls prima dello scambio dal Gran Premio di Giappone, con lo stesso Tsunoda in Red Bull e Lawson in Racing Bulls;

** ha sostituito Doohan dal Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia Romagna;


*** punti tutti con Racing Bulls
.


CLASSIFICA COSTRUTTORI – (punti)
1. McLaren – 617
2. Ferrari – 280
3. Mercedes – 260
4. Red Bull – 239
5. Williams – 86
6. Aston Martin – 62
7. Racing Bulls – 61
8. Sauber – 55
9. Haas – 44
10. Alpine – 20


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Andrea La Rosa

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