SINNER-ALCARAZ, I NUMERI DI UNA RIVALITÀ LEGGENDARIA

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Sinner si conferma il migliore del mondo nell’indoor vincendo, senza perdere un set, anche le ATP Finals di Torino, dopo il 1000 di Parigi e il 500 di Vienna; in finale supera il numero 1, Alcaraz, nell’ultima sfida di un 2025 che li ha visti protagonisti assoluti del tennis mondiale.

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eri sera a Torino è andato in scena l’ennesimo ed ultimo (per il 2025) capitolo di questo incredibile romanzo sportivo che stanno scrivendo Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, oramai senza reali avversari all’orizzonte più prossimo, se si considera che il terzo in classifica, Zverev, dista oltre seimila (!!) punti e che il quarto, Djokovic, è un leggendario dinosauro destinato, volente o nolente, alla discesa. La finale delle Finals 2025, vinta in due set dall’italiano, è stato il sedicesimo scontro diretto tra i due campioni a livello ATP, e ha confermato la superiorità di Sinner sul veloce indoor, superficie su cui non perde un match addirittura dal 2023, ovvero dalla finale di quel Masters (ebbene sì, una volta si chiamava così), in cui venne sconfitto da Djokovic, che aveva battuto nel round robin preliminare. Piccolo excursus: da lì a pochi giorni i due si sarebbero rincontrati in Coppa Davis per dare vita alla celebre rimonta dei tre match point consecutivi, una partita che avrebbe segnato assieme l’irresistibile ascesa sinneriana e l’inizio della definitiva parabola discendente del “Djoker”.

Tornando ai due padroni del tennis contemporaneo, il bilancio complessivo è sempre favorevole ad Alcaraz (che, ricordiamolo, è anche più giovane di quasi due anni del rivale) per 10-6; lo spagnolo, malgrado la sconfitta di ieri, manterrà la vetta della classifica mondiale fino alla fine del 2025, anno che ha visto lui e Sinner dividersi, oltre alle Finals, anche tutti e quattro gli Slam, tre dei quali (Parigi, Wimbledon e New York) strappati sempre in finale proprio al diretto rivale (mentre a Melbourne Sinner ha battuto Zverev). Se mai fosse necessaria un’ulteriore conferma della distanza scavata da Sinner e Alcaraz nei confronti di tutti gli altri, basti ricordare che i due suddetti si sono annessi dieci delle ultime tredici prove dello Slam disputate da settembre 2022 ad oggi, e tutte le ultime otto.

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz (sono) oramai senza reali avversari all’orizzonte più prossimo, se si considera che il terzo in classifica, Zverev, dista oltre seimila (!!) punti e che il quarto, Djokovic, è un leggendario dinosauro destinato, volente o nolente, alla discesa.

La storia della loro rivalità ha vissuto finora di diverse fasi alterne, ed è molto probabile che prosegua sempre così anche nei prossimi anni, con alti e bassi di entrambi legati spesso al contingente stato di forma fisica, visto lo scarto tecnico davvero impalpabile tra i due, con il consueto canovaccio di un Alcaraz più propositivo e “ingiocabile” nei momenti di massima ispirazione e Sinner più tenace, inscalfibile mentalmente e con l’incredibile capacità di adattare sempre il suo rendimento all’importanza del momento. Finora, in assenza di problematiche fisiche (come il ritiro di Sinner a Cincinnati quest’anno), le fasi dei loro duelli sono sempre state legate all’evoluzione tecnica, alla capacità di entrambi di aggiungere soluzioni e di migliorare ulteriormente quelle già in loro possesso, in una corsa alla perfezione davvero stupefacente, in cui ognuno è stato il miglior stimolo dell’altro. E non è certo un caso che il momento meno esaltante della carriera di Alcaraz sia coinciso con i tre mesi in cui il rivale era fermo ai box per il caso Closterbol.

Dopo un 2022, l’anno zero della loro rivalità, chiuso sul 2-2 (ma con Alcaraz divenuto il più giovane numero uno di sempre, a 19 anni), nel ’23 Sinner sembra allungare il passo negli scontri diretti, con due belle vittorie a Miami e Pechino che lo portano in vantaggio per 4-3. Ma è nel 2024, con il definitivo calo di Djokovic di cui si è detto prima, che il loro dualismo diventa dominio, ed ecco allora una nuova, paradossale sliding door, con Sinner che a giugno agguanta la prima posizione mondiale ma con Alcaraz che, grazie soprattutto ai grandi miglioramenti al servizio e nel gioco di volo, vince tutti e tre gli scontri diretti, tornando in testa per 6-4 negli head to head. Il resto è storia recentissima: un 2025 dominato in lungo e in largo dai due arcirivali che, pur con i tre mesi di assenza per squalifica di Sinner, si sono incontrati ben sei volte, e sempre in finale, con Alcaraz vincitore quattro volte su cinque fino a ieri (con l’eccezione per nulla trascurabile di Wimbledon), compresa l’ormai leggendaria finale del Roland Garros, vinta dopo cinque ore e mezza di battaglia all’ultimo sangue, in cui l’italiano ha sprecato tre match point. Per arrivare a questa trionfale campagna d’autunno, culminata ieri a Torino dopo i successi a Parigi e Vienna, Sinner ha scavato dentro se stesso, reagendo in modo straordinario alla netta sconfitta subita dallo spagnolo nella finale degli US Open: ha migliorato sensibilmente la prima di servizio, ha acquisito più fiducia nella verticalizzazione del gioco, per provare a togliere l’iniziativa dalle mani del rivale e per offrirgli più problematiche cui far fronte. Ora toccherà ad Alcaraz implementare il suo gioco, alzarne ulteriormente il livello, se non vorrà trovarsi a breve nuovamente al secondo posto della classifica. Si ripartirà a gennaio dall’Australia, per nuove sliding doors e nuove pagine di questo incredibile e palpitante romanzo sportivo.

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Gianluca Puzzo

Un commento

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  • Condivido al 100×100 la tua analisi e grazie per il commento approfondito sulla finale da me seguita dal primo minuto fino all’emozionante finale. Ciao.

Gianluca Puzzo

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