A Città del Messico vince Verstappen (Red Bull), sul podio Hamilton (Ferrari) e Antonelli (Mercedes). In zona punti: 4.Leclerc (Ferrari), 5.Norris (McLaren), 6.Russell (Mercedes), 7.Lawson (Racing Bulls), 8.Bortoleto (Audi), 9.Hadjar (Red Bull), 10.Hirakawa (Haas). Tantissimi gli argomenti, domina la matematica certezza di Antonelli campione del mondo, a seguire la prima pole di Hamilton in rosso e la possibilità di vittoria della Ferrari cestinata dal confronto interno alla partenza, più indietro l’incredibile provvedimento della Haas su Ocon sostituito a weekend in corso dall’esordiente giapponese Hirakawa.
Abbiamo dovuto attendere quasi due decenni.
Diciannove anni fa, l’ultimo mondiale piloti della Ferrari quando Raikkonen, sul sedile che fino all’anno precedente era stato di Schumacher, a due gare dal termine praticamente tagliato fuori da ogni discorso, approfittò dell’errore imperdonabile di quella McLaren a forti tinte Mercedes che non aveva ancora un proprio team, di non decidere a priori il ruolo di prima e seconda guida, disponendo di un doppio campione del mondo in carica (Alonso) e un rookie che poi ne vinse sette (Hamilton) che fecero scintille per tutto il campionato.
Diciotto anni addietro, l’ultimo titolo mondiale costruttori della Ferrari, quasi una carezza rispetto l’atroce beffa di quell’ultimo giro di Interlagos che sotto la pioggia, tolse la gioia a Felipe Massa rimasta strozzata e restituì a Hamilton quanto aveva perso l’anno prima, in un campionato col senno del poi, condizionato dal crashgate di Singapore quando Nelson Piquet Jr. (pilota della Renault) si schiantò deliberatamente su ordine, l’incidente rese necessaria la Safety Car e Alonso (compagno di squadra in Renault) che si era appena fermato ai box poco prima, si ritrovò in testa grazie alla strategia e vinse la gara.
Un disastro, perché nel frattempo Massa a seguito di un pit-stop disastroso con la ripartenza anticipata e il tubo della benzina ancora attaccato, rientrò nelle retrovie e chiuse senza punti, mentre Hamilton arrivò terzo.
Avevano perso anche l’abitudine a vedere un pilota italiano sulla griglia figuriamoci vederlo davanti, tra pole e vittorie, perché l’ultimo italiano era stato Alberto Ascari, capace di vincere due titoli consecutivi nel 1952 e nel 1953 al volante della Ferrari, praticamente un’era geologica addietro.
Tutto potevamo pensare, immaginare e persino sognare, mai sinceramente, di vedere un ragazzo ventenne, cresciuto a pane, cartoni animati, caramelle, gomme, benzina, motori e Mercedes, vincere e fare gioire l’Italia dei motori.
Merito soprattutto di Toto Wolff, il rivale per eccellenza che viceversa ci consegna una gioia enorme, per avere creduto e soprattutto difeso la scelta di dargli il sedile che persino era stato di Hamilton senza nessuna stagione di apprendistato, nonostante la scorsa stagione di esordio, fosse stata caratterizzata da pochi alti e molti bassi.
Non ultimo il ruolo di Peter Bonnington “Bono”, storico ingegnere di pista della Mercedes che dopo esserlo stato per dodici anni di Hamilton, guidandolo alla conquista di sei mondiali, ha avuto altresì un ruolo determinante nella crescita di Antonelli, chiave nel supporto e nella gestione della pressione, aiutandolo a sviluppare il suo potenziale in pista, oltre ad avere instaurato un rapporto stretto e informale con siparietti dopo le gare.
La fortuna del campione potrebbe dirsi, perché al posto giusto nel momento ideale, capace comunque di vincere non solamente per avere capitalizzato la macchina più forte o magari meglio interpretato la gestione di un regolamento che ha visto aprire un ciclo di power-unit molto criticate poco consone alla Formula 1, ma capitalizzando e traendo il massimo anche quando hanno vinto altri, senza tuttavia materializzarsi un vero e proprio rivale.
L’unico sarebbe potuto essere Russell, esperto, forte di un’esperienza e soprattutto con un ingaggio completamente opposto, che pure bene aveva cominciato la stagione, salvo essere divorato persino psicologicamente, costretto alla resa autonoma dalla costanza e semplicità di questo ragazzo che pare essere alla portata di tutti, come il siparietto di Wolff che dopo Singapore, aveva ironicamente scherzato nel mettere la volta successiva un cuscino sul sedile di Antonelli, per consentirgli di vedere meglio la pista dopo aver più volte superato i limiti.
Destini incrociati o paralleli fate voi, rimane una gioia pazzesca, destinati beati noi, a vivere ancora per molti anni chi sogna di scrivere la storia di questo sport.
Una goduria che trasforma la visione in un’esperienza totalizzante e consente, seppur temporaneamente di dimenticare altro, un’empatia tale da sentire la potenza del gesto, l’imprevedibilità dell’inatteso, l’estetica, l’identità collettiva e il trionfo dell’Ego per delega vissuta come convalida personale.
Che risiede in una profonda connessione tra lo sforzo intimo, invisibile, l’intermittenza dell’esistenza e il riconoscimento finale.
Pazienza se non veste di rosso, quando di rosso hanno vinto soprattutto piloti di altre nazionalità.
Troppo presto per fare paragoni con altri grandi, magari tra dieci anni se ne riparlerà ma intanto, ha sfatato il mito del pilota spietato e opportunista in Formula 1.
Va bene così, contenti così, per una volta grazie e basta così.
Torneremo sullo stesso argomento a fine campionato, quando sarà dicembre inoltrato, per analizzare gara per gara la crescita e una stagione che ricorderemo, magari la prima di tante, perché più forti saranno gli avversari, maggiormente avranno peso specifico i futuri successi.
Certo è successo tanto altro.
A cominciare dalla presenza di ben dieci piloti esordienti nella prima sessione di libere, l’occasione per vedere altra Italia altri due piloti direttamente protagonisti come Leonardo Fornaroli con la McLaren, futuro pilota titolare della casa di Woking nel Wec, esordio assoluto per il palermitano Gabriele Minì con l’Alpine, ricordiamo nel 2024 vicecampione della Formula 3 e attualmente quarto nella classifica pilota della Formula 2.
E’ stata una qualifica-lotteria, dove Hamilton è stato il più veloce segnando tra l’altro, la prima volta da quando guida una Ferrari, nonostante aver usato nel Q2 un set extra di morbide per evitare un clamoroso taglio, fino al momento più importante beffando Russell di appena nove millesimi, ponendo fine a un digiuno di pole position che in Ferrari si protraeva dall’Ungheria 2025, a livello personale sempre da Budapest del 2023, terzo tempo l’altra rossa di Leclerc con la Red Bull di Verstappen, quinto Antonelli.
Dato statistico per il sette volte campione del mondo, un’altra pagina al proprio libro dei record, infatti è diventato il primo pilota nella storia della Formula 1 a partire davanti con tre marchi più gloriosi di questo sport, incluse le precedenti esperienze con McLaren e Mercedes.
A prevenire il caos della partenza, negli anni precedenti contraddistinta da tanti tagli sull’erba, stavolta i commissari avevano precisato l’applicazione di precise linee guida e proprio l’avvio, è stato contraddistinto dall’aggressività di Leclerc (poi penalizzato di cinque secondi) nei confronti di Hamilton, favorendo Verstappen che ha approfittato dell’ennesimo regalo della Ferrari, riuscita nell’impresa di cestinare un Gran Premio dove c’erano tutte le condizioni per vincere, con tanto di team radio caldissimi di Hamilton a dir poco imbufalito col compagno di squadre.
Nella seconda parte di gara è arrivata la bandiera rossa per l’incidente di Bottas, dove alla nuova ripartenza sempre Leclerc con una violenta frenata ha spiattellato la gomma, di conseguenza ha dovuto convivere con problemi per non fermarsi e a quel punto, compromettere definitivamente la corsa.
Antonelli alle prese con una gara molto ordinaria senza sbavatura conclusa sul podio, per un’immagine che sorretto sul podio da Hamilton e Verstappen, tramanda l’investitura di una competizione che omaggia tre generazioni di piloti, capaci di rispettarsi e dare appuntamento all’anno che verrà.
Nella classifica costruttori la Mercedes è oramai vicina alla matematica vittoria del titolo, mentre la Ferrari consolida la seconda posizione in un finale di campionato fa ben sperare per il prossimo.
Resta però l’ennesimo rimpianto di qualcosa che poteva andare diversamente, in questo caso indipendentemente dai ruoli, con un muretto che si faccia rispettare, entrambi avrebbero passato indenni le prime curve giocandosi successivamente il Gran Premio, mentre l’intenzione di Leclerc nel restituire la posizione, è mutata quando si è inserito in mezzo Verstappen.
Dopo quasi due stagioni di convivenza serena, il rapporto tra entrambi i piloti entra sicuramente nella fase più delicata, dubitiamo che una situazione del genere si fosse palesata in Mercedes con un leader come Toto Wolff.
La Red Bull conferma i progressi con la quarta vittoria nelle ultime gare, che consentono di risalire al terzo posto.
Nel corso del weekend, rimane incredibile il contatto nella seconda sessione di libere tra Verstappen e Lawson, pilota Racing Bulls che durante l’anno ha condiviso per qualche weekend il box con l’olandese in sostituzione dell’infortunato Hadjar, una manovra inutile e fuori luogo, magari scaturita da precedente ruggine, costata a entrambi una posizione di penalità sulla griglia.
A questo si è aggiunto dalla Federazione un richiamo formale a Hadjar per aver spinto un tifoso nel paddock prima della prima sessione di prove libere del venerdì, un filmato diventato virale mentre allontana un adulto che aveva tentato di abbracciarlo per un selfie.
La McLaren rimane un mistero, come l’involuzione di Piastri che durante il campionato, tranne i podi in avvio a Suzuka e Miami, non è mai riuscito a sterzare un’annata a dir poco anonima.
Dopo le due vittorie consecutive a cavallo con le ferie estive, anche a seguito di un importante aggiornamento alla vettura, sembra non aver più ritrovato il passo che aveva illuso persino una possibile rimonta nei confronti di Antonelli ma soprattutto nella classifica costruttori.
L’ordine di arrivo è cambiato successivamente la bandiera a sacchi, perché al termine della gara i commissari hanno sanzionato Gasly con uno stop and go e Franco Colapinto con una penalità di 10 secondi per non aver rallentato in regime di bandiere gialle, provvedimenti che hanno retrocesso l’Alpine fuori dalla zona punti.
Di conseguenza, la Racing Bulls sorride con Lawson in settima posizione dopo un weekend complicatissimo, perché dopo il confronto finito male con Verstappen, al termine della qualifica era stato estromesso per l’irregolarità tecnica all’utilizzo dell’MGU-K, per non avere rilasciato immediatamente l’acceleratore dopo aver attraversato la linea del traguardo, quindi nessun vantaggio prestazionale ma tale comportamento ha impedito al sistema di rispettare la velocità di riduzione della potenza elettrica prevista dal regolamento, violazione che quindi ha riguardato il modo in cui è stata ridotta l’erogazione di energia elettrica.
Buone notizie anche per Audi con l’ottava posizione di Bortoleto che avvicina seppur di poco la Haas, protagonista per l’improvvisa notizia a ridosso la terza sessione di libere, della sostituzione del terzo pilota Hirakawa al posto di Ocon, per il 32enne giapponese il coronamento della carriera, al debutto ufficiale dopo aver vinto due volte nel WEC e della 24 Ore di Le Mans con la Toyota, un profilo valorizzato dal team americano alla luce della collaborazione con la stessa casa giapponese.
Nelle ore successive, quasi a ridosso delle qualifiche, è emerso il retroscena della clamorosa esclusione, dovuta a quella che sembra essere stato un vero e proprio provvedimento disciplinare interno.
Proprio come conseguenza delle sanzioni a fine gara, Hirakawa autore di una gara pulita e sena sbavature, è risalito in decima posizione, conquistando un punto al termine di un weekend imprevedibile.
Fuori dalla zona punti la Williams, a dir poco deludente il Gran Premio dell’Aston Martin durato appena due giri.
Nulla di nuovo per la Cadillac sul piano delle prestazioni, mentre si guarda a quanto accadrà tra pochi mesi con la conferma triennale di Perez che nel 2029 avrà 39 anni, per lui è stato il Gran Premio n.300 in carriera.
L’annuncio arrivato alla vigilia della gara di casa, premia l’aver messo a disposizione la propria esperienza per aiutare il team a muovere i primi passi in Formula 1, tra l’altro sfiorando di cogliere il primo punto a Montecarlo e quel decimo posto tolto dai commissari per un’infrazione al via della seconda ripartenza.
Incerto il futuro di Bottas, che per l’occasione (poco sarebbe cambiato sul tempo in qualifica) ha visto montare una nuova power-unit e la sostituzione di componenti che formalmente, avrebbero comportato una penalità complessiva di ben cinquanta posizioni sulla griglia di partenza.
A prescindere però, il rendimento poco convincente potrebbe far valutare e per questo motivo, rimane l’ipotesi di guardare altrove, non ultimo Colin Herta che proprio in Messico, dopo aver percorso un determinato numero di giri nella prima sessione di libere, ha ottenuto la Super Licenza per guidare una Formula 1 seppur non proprio giovanissimo (26 anni) in una stagione poco esaltante in Formula 2, un americano su macchina americana sarebbe una bella storia per il team e soprattutto gli sponsor.
La svolta potrebbe essere avvenuta quando il Ministero degli Esteri del Commonwealth e dello Sviluppo, ha comunicato l’avviso di “elevato rischio di una escalation improvvisa” in un contesto imprevedibile e come noto, Formula 1 e MotoGp sono di proprietà americana, resta da capire la decisione finale se andare in Qatar e Abu Dhabi, oppure chiudere a Imola che rimane in attesa.
Prosegue senza sosta il calendario, mentre salgono le quotazioni di Imola dopo che il Regno Unito ha ufficialmente sconsigliato i viaggi in Medio Oriente, che a questo punto potrebbe essere la causa di forza maggiore per annullare le ultime gare previste da Formula 1 e MotoGP.
La svolta potrebbe essere avvenuta quando il Ministero degli Esteri del Commonwealth e dello Sviluppo, ha comunicato l’avviso di “elevato rischio di una escalation improvvisa” in un contesto imprevedibile e come noto, Formula 1 e MotoGp sono di proprietà americana, resta da capire la decisione finale se andare in Qatar e Abu Dhabi, oppure chiudere a Imola che rimane in attesa.
A questo proposito, proprio nella MotoGp è caos totale, perché pur confermando la disputa del Gran Premio in Qatar, il team Yamaha già ufficializzato il proprio forfait, mossa che ha scatenato la decisione con conseguenze sportive e contrattuali, non detto che possano unirsi altri team.
In attesa di ulteriori aggiornamenti, la Formula 1 scenderà in pista tra pochi giorni e seppur concluso matematicamente il discorso per la vetta, resta ancora molto da dire per chi soprattutto, vuole concludere nel migliore dei modi la stagione e ripresentarsi con fiducia in quella che verrà.
Sarà il turno del Brasile richiamo di storia, calore, eventi che hanno segnato il motorsport nel circuito impresso nella memoria intitolato a Carlos Pace, pilota italo-brasiliano deceduto nel 1977, più comunemente conosciuto come Interlagos per la presenza di due laghi, il Guarapiranga e il Billings, costruiti artificialmente all’inizio del Novecento per rifornire la metropoli di acqua e luce.
Per decenni ha ospitato il Gran Premio del Brasile, mentre dal 2021 è cambiata di denominazione in “San Paolo” che segna il maggior coinvolgimento e soprattutto sostegno economico del governo locale.
Lungo oltre quattro chilometri con quindici curve, si corre in senso antiorario dove non mancano cambi di pendenze che richiedono anche per caratteristiche del tracciato, un compromesso aerodinamico da medio-alto carico, per essere veloci sul dritto e stabili nel tratto guidato.
Celebre la S do Senna, sequenza di curve in discesa dopo il rettilineo principale intitolata proprio ad Ayrton Senna, ideale per i sorpassi e molto insidiosa in partenza, primo settore che comprende anche la Curva do Sol a sinistra ad ampio raggio e la Rete Oposta, rettilineo opposto dove si raggiungono importanti velocità.
Si passa al secondo settore molto tecnico, con la Subida do Lago (salita verso il lago), la Curva do Laranja e Pinheirinho che rappresenta una sequenza guidata e continua di curve con cambi di direzione e pendenza, fino al Bico de Pato, stretto tornantino a sinistra che richiede grande trazione.
Infine il terzo e ultimo settore col Mergulho, discesa e staccata in picchiata che immette nella Junção, curva a sinistra verso il tratto finale in salita dove la Curva do Cafe e Reta dos Boxes, sono le ultime due curve da percorrere in piena accelerazione che immettono sul rettilineo principale verso il traguardo.
A proposito di Senna, nonostante il trascorrere degli anni, rimane più che mai vivo e profondo il rapporto in tutto il Paese, celebrato non solo per le gesta come pilota ma come simbolo di orgoglio e unità dello sport brasiliano, perché identitario nel dare speranza e gioia, un’eredità umana contraddistinta anche dalla generosità segreta, dentro una spiritualità che il tragico weekend di Imola del 1994, ha generato l’eterna memoria di un mito immortale.
Oggi come Gran Premio del Brasile, rimane cristallizzato l’albo d’oro delle vittorie per pilota che numericamente vede in testa Prost con sei successi, invece nelle ultime edizioni del Gran Premio di San Paolo, ha vinto due volte Verstappen, una volta Hamilton, Russell e Norris che si aggiudicò la scorsa gara; di seguito il programma del weekend.
Venerdì 6 Novembre
Prove libere I: ore 12;30.
Prove libere II: ore 16;00.
Sabato 7 Novembre
Prove libere III: ore 11;30.
Qualifiche: ore 15;00.
Domenica 8 Novembre
Gran Premio: ore 14;00.
CLASSIFICA PILOTI – punti
1. Antonelli (Mercedes) – 380
2. Verstappen (Red Bull) – 261
3. Hamilton (Ferrari) – 259
4. Russell (Mercedes) – 250
5. Leclerc (Ferrari) – 245
6. Norris (McLaren) – 221
7. Piastri (McLaren) – 144
8. Hadjar (Red Bull) – 107*
9. Lawson (Racing Bulls/Red Bull) – 83**
10. Gasly (Alpine) – 42
11. Lindblad (Racing Bulls) – 38
12. Colapinto (Alpine) – 27
13. Bearman (Haas) – 23
14. Bortoleto (Audi) – 14
15. Hulkenberg (Audi) – 13
16. Ocon (Haas) – 7****
17. Alonso (Aston Martin) – 7
18. Sainz (Williams) – 7
19. Albon (Williams) – 5
20. Tsunoda (Racing Bulls) – 1***
21. Hirakawa (Haas) – 1*****
22. Stroll (Aston Martin) – 0
22. Bottas (Cadillac) – 0
23. Perez (Cadillac) – 0
* saltato per infortunio i Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna;
** 14 punti con la Red Bull nel Gp dei Paesi Bassi in sostituzione dell’infortunato Hadjar;
*** titolare nei Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna in sostituzione di Lawson;
****sostituito nel Gran Premio di Città del Messico da Hirakawa;
*****titolare nel Gran Premio di Città del Messico al posto di Ocon.
CLASSIFICA COSTRUTTORI – punti
1. Mercedes – 630
2. Ferrari – 504
3. Red Bull – 382
4. McLaren – 365
5. Racing Bulls – 108
6. Alpine – 69
7. Haas – 31
8. Audi – 27
9. Williams – 12
10. Aston Martin – 7
11. Cadillac – 0




