STORIE MONDIALI (QUARTA PARTE)

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Curiosità e storie di ogni tipo, dalla favola Capo Verde al risultato sotto le attese dell’Uruguay, dalle maglie di Haiti al pasticcio sull’impedimento all’arbitrio somalo Artan, dalla curiosa preoccupazione iniziale della Svizzera al protocollo maltempo, passando per la febbre scozzese, la probabile fine della generazione dorata della nazionale belga e molto altro.

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n Mondiale a così tante nazionali, non poteva che regalare tante storie particolari, ciascuna diversa l’altra.

CHE PASTICCIO

La vicenda che hanno visto le autorità statunitensi impedire l’ingresso dell’arbitro somalo Omar Artan, designato per dirigere qualcuno partite del Mondiale essendo uno dei più apprezzati direttori di gara africani (miglior arbitro del continente nel 2025) che lo scorso anno aveva arbitrato la finale di ritorno della Champions League africana tra Pyramids e Mamelodi Sundowns.
Secondo il Daily Star l’arbitro era riuscito a ottenere il visto dopo una lunga attesa, successivamente dopo difficoltà burocratiche, avrebbe chiesto assistenza all’ambasciata della Somalia a Nairobi con l’ottenimento di un passaporto diplomatico ritenuto insufficiente e tale da disporre il respingimento.
Un brutto episodio, cui forse sarebbe stato opportuno l’intervento del presidente della Fifa.
Ci ha pensato l’Uefa a dare la stoccata, designandolo per arbitrare la finale di Supercoppa Europea del 12 agosto a Salisburgo, tra Paris Saint Germain (vincente della Champions League) e Aston Villa (vincente dell’Europa League).
Quanto all’esordio e le relative difficoltà a spiegare in lingua inglese dell’arbitro Wilton Sampaio, personalmente ha fatto più sorridere come sia stato “costretto” a presentarsi, tra auricolari e dispositivi sulle orecchie.
Una volta bastavano un fischietto, un cronometro, due occhi attenti e una testa lucida, attenta, mentre oggi non si può fare a meno della collezione di microfoni, sensori, telecamere e tutto un insieme di tecnologia che accompagna ogni decisione.
Davvero piace un calcio moderno, dove tutto viene misurato, analizzato, registrato, scansionato e trasformato in dati?
Viene da chiedersi se abbiamo perso qualcosa lungo la strada, perché il calcio è nato dall’istinto, dai respiri, dalla corsa, dall’imprevedibilità e dall’errore purchè non sia in malafede, persino dall’infinite discussioni al bar del giorno dopo.
Non sono passate inosservate le “accurate” perquisizione, dove hanno fatto il giro del mondo i video di accoglienza riservata ai calciatori di varie nazionali quali per esempio cui Senegal, Belgio e Uzbekistan, controllati appena sbarcati in pista col metal detector dalla testa ai piedi, virale l’immagine di De Bruyne, calciatore belga del Napoli, seduto su una sedia e perquisito sotto le scarpe, a New York è stato accolto dai cani antidroga Fabio Cannavaro allenatore dell’Uzbekistan al momento dell’arrivo allo stadio per l’amichevole contro l’Olanda.

LE MAGLIE DI HAITI

Qualcuno aveva pensato fosse un errore di stampa la presenza della bandiera polacca, niente di tutto ciò, ma un ricordo che dura oltre due secoli.
Un gesto che risale nel 1802, quando Napoleone inviò centinaia di soldati delle Legioni Polacche sull’isola per sopprimere la rivolta degli schiavi di Haiti, molti di quei soldati polacchi si rifiutarono di combattere contro uomini e donne che lottavano per la libertà, unendosi agli haitiani cambiando fronte.
Ottenuta l’indipendenza due anni dopo, il primo leader Jean-Jacques Dessalines concesse la cittadinanza haitiana ai polacchi e li onorò nella costituzione come i Neri d’Europa.
Haiti non ha dimenticato e lo sport, come veicolo di comunicazione ha fatto il resto, così dopo cinquantadue anni di assenza, la storia però non ha avuto buon fine, vista la richiesta di cambiamento perché la versione sarebbe potuto essere considerato come messaggio politico, così lo sforzo per esprimere l’identità nazionale come lo spirito combattivo sulla scena globale, è stato sconfitto dalle obiezioni del massimo organismo del calcio internazionale.

FEBBRE SCOZZESE

Capace di contagiare anche un poliziotto di Boston, che circondato da centinaia di tifosi della Scozia in festa, si è esibito in un numero d’alta scuola con decine di palleggi mandando in visibilio fans presenti e quelli dei social.

SCHERZO DEL DESTINO

Quello del centrocampista svedese Yasin Ayari, nato a Solna e autore di una doppietta contro la Tunisia, che ha scelto nell’occasione di non esultare in rispetto del padre proveniente proprio dal Paese nordafricano, mentre la madre è nata in Svezia da genitori marocchini.
Certo quello della Svezia rimane un curioso caso, considerato come nella fase a gironi abbia paradossalmente totalizzato più punti rispetto a quello di qualificazione, dopo essere stata ammessa al play-off valido per l’accesso al Mondiale in virtù del percorso nella fascia B della precedente edizione di Nations League.

PREOCCUPAZIONE SVIZZERA

In ritiro a San Diego con l’area attorno la sede di allenamento infestata da serpenti a sonagli, al punto da diventare virale un post social della Federazione con la mappa del loro centro a Carmel Valley, che aveva contenuto l’avvertimento per tifosi e calciatori, immagine condivisa che mostrava l’area dedicata ai portieri, il campo, gli spogliatoi, la palestra e in rosso, una “zona a rischio serpenti” nella vegetazione circostante.
L’aspetto più importante è stato quello di un torneo strepitoso, raggiungendo i quarti di finale come non accadeva da ben settantadue anni.

IL MONDIALE È UNICO

L’ha provato Diego Gomez, centrocampista del Paraguay che prima dell’esordio, non ha retto l’emozione mentre parlava in conferenza stampa dopo un’assenza durata sedici anni, consolato dal suo allenatore Gustavo Alfaro.

COMPLIMENTI

Per la scelta durante gli inni nazionali, di schierare sul perimetro del centrocampo tutti i calciatori componenti le rispettive nazionali, contrariamente a quando venivano distaccati gli undici titolari (rivolti a favore di telecamera) da quelli in panchina.
Sulla questione, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha dato il merito dell’idea ad Alessandro Del Piero.

CURAÇAO

Simpaticissimi i calciatori che a pochi giorni dalla prima partita, avevano giocato l’ultima amichevole in casa contro Aruba intorno un clima di grande festa, arrivando allo stadio Ergilio Hato di Willemstad a bordo di un vecchio scuolabus, senza finestrini e con la musica a tutto volume.
Hanno comunque scritto la loro piccola ma grande storia, col primo gol all’esordio contro la Germania che in quel momento sarebbe valso un clamoroso pareggio, pazienza la goleada finale, in questo caso un dettaglio.
Come l’emozione del veterano allenatore Dick Advocaat, 78 anni, che aveva lasciato la panchina durante le qualificazioni per la malattia della figlia, salvo ritornare affermando al termine della stessa partita, come non ci fosse vergogna nell’avere perso 7-1 contro una nazionale che nel valore dei calciatori, numericamente era trentaquattro volte più forte.
Speciale poi, la successiva partita contro l’Ecuador il cui pareggio ha rappresentato un risultato da tramandare ai posteri, riscrivendo quello che sarà il prossimo ranking Fifa.

FAVOLA CAPO VERDE

Capace di fermare sul pareggio i campioni d’Europa (e poi del Mondo) in carica della Spagna, sufficiente una serie di perfetti incastri per regalarsi la qualificazione e una sensazionale sfida ai sedicesimi persa contro l’Argentina, solamente dopo i tempi supplementari.
Tra i giocatori c’è stato anche il difensore centrale Roberto ‘Pico’ Lopes che malgrado il nome latino, è nato a Dublino (madre irlandese e padre capoverdiano), al Mondiale grazie a un messaggio su Linkedin con alle spalle una carriera modesta nella Irish League, giocando per lo Shamrock Rovers e il vago ricordo di aver giocato per la nazionale irlandese under 19 nel 2011.
L’eroe resterà soprattutto il 40enne portiere Vozinha, i cui followers sono schizzati a oltre diciotto milioni, l’anno scorso in seconda divisione portoghese e chissà con ancora qualcosa da dire alla propria carriera.

COMUNQUE GIAPPONE

Nonostante il complicato inizio, tanto che nei giorni precedenti l’esordio contro l’Olanda, la nazionale era stata costretta a cambiare due volte la sede di allenamento per le pessime condizioni del campo di gioco, si ricorderà come sempre, oltre il risultato in campo, la compostezza e il ricordo di lasciare tutto in ordine e l’educazione nel raccogliere l’immondizia prodotta durante una partita nello spogliatoio e sugli spalti.
La squadra sul campo è uscita a testa altissima ai sedicesimi, per il ct Hajima Moriyasu l’inchino a fine partita verso il pubblico in particolar modo ai propri sostenitori, è stato un segno di grande rispetto, fuori dal comune, chiedendo scusa e assumendosi ogni responsabilità, nonostante essere stato a un passo dall’impresa di battere il Brasile.

REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO A PRESCINDERE

Non solo dovuta all’applicazione per la prima volta della regola del 5” nella partita contro il Portogallo quando al 52’, gli africani hanno ritardato il rinvio dal fondo, così l’arbitro Al-Jassim ha concesso il corner ai lusitani dopo aver contato il tempo, al triplice fischio è stata festa congolese per il pari che ha sancito il primo punto (oltre che primo gol) al Mondiale, dopo aver partecipato nel 1974 come Zaire.
Nella partita contro la Colombia, il protagonista è stato sugli spalti Michel Kuka Mboladinga, meglio conosciuto come Lumumba, soprannome scelto in onore di Patrice Lumumba, eroe dell’indipendenza del Paese.
Il suo nome si lega a uno dei momenti più importanti della Repubblica Democratica del Congo, ovvero l’indipendenza conquistata il 30 giugno 1960 dall’ex colonia belga, così la sua posa è identica alla statua posizionata nella capitale Kinshasa.
Il loro percorso si è concluso ai sedicesimi, facendo tremare una grande come l’Inghilterra vincitrice grazie allo strepitoso Kane, un risultato da cui ripartire con orgoglio.

ESPULSIONE STORICA

Quella del calciatore paraguaiano Almiron nella partita contro la Turchia, l’intervento al Var ha richiamato il cartellino rosso per la nuova regola approvata dall’IFAB che vieta di coprire il la bocca per mascherare il labiale, quando vengono pronunciati insulti o frasi antisportive, l’origine di tutto l’ormai celebre caso Prestianni-Vinicius, quando in occasione di Benfica-Real Madrid dello scorso febbraio, l’argentino Gianluca Prestianni si avvicino a Vinicius coprendosi la bocca con la maglia, in seguito ala denuncia del brasiliano e l’indagine Uefa, il giocatore fu riconosciuto colpevole di condotta omofoba e squalificato per sei partite.

Ha commosso il bigliettino lasciato dai calciatori dopo il pari contro il Belgio, per ricordare le 168 bimbe uccise a Minab nel bombardamento di una scuola nel primo giorno di guerra, nell’occasione gli atleti non si erano ritirati nello spogliatoio se non prima salutare simbolicamente il pubblico di Los Angeles sulle tribune…

PROTOCOLLO MALTEMPO

Applicato in occasione di Francia-Iraq, valevole come seconda giornata della fase a gironi, sospesa al termine del primo tempo con i transalpini avanti per 1-0, quando al Lincoln Financial Field di Philadelphia si è abbattuto un’incessante pioggia ma anche un rischio fulmini a mettere a rischio giocatori e, soprattutto tifosi, di conseguenza lo stadio è stato evacuato e la partita ripresa due ore dopo.
Successivamente lo stesso protocollo è stato seguito in occasione dell’ottavo tra Messico e Inghilterra, posticipata di un’ora per una tempesta di fulmini.

QATAR SODDISFATTO

Per la prima vera qualificazione dopo la partecipazione quattro anni addietro come Paese ospitante, dove collezionò solo sconfitte e un divario tecnico abbastanza netto, mentre stavolta il primo punto è arrivato all’esordio contro la Svizzera, grazie l’allenatore spagnolo Julen Lopetegui, conosciuto in Europa anche per essere stato esonerato dalla Spagna pochi giorni prima il Mondiale 2018 a causa dell’accordo col Real Madrid, tra l’esperienze anche la vittoria dell’Europa League contro l’Inter, prima di prendere il ricchissimo Paese e condurlo a un risultato importantissimo.

PANCHINE BOLLENTI

Protagonista Sabri Lamouchi sollevato dall’incarico di ct della Tunisia in risposta alla sconfitta 5-1 contro la Svezia nella prima partita, al suo posto il francese Hervè Renard che quattro anni fa, guidò l’Arabia Saudita togliendosi la soddisfazione di battere all’esordio l’Argentina poi campione del mondo.
Pesantemente attaccato il ct della Corea del Sud, Hong Myung-Bo, dimessosi in un contesto non proprio paragonabile alle nostrane chiacchiere da bar, viste le pesanti critiche persino del Presidente Jae Myung sconcertato per l’uscita anzitempo, chiedendone anche un’indagine alla Federcalcio.
Una delusione talmente forte da “provvedimento televisivo”, che ha spinto alcune emittenti della nazione persino a oscurare il volto dell’allenatore durante l’intervista in conferenza stampa.
Inevitabilmente l’eliminazioni hanno rappresentato l’apice di un ciclo per molte nazionali che cambieranno guida tecnica, ad ogni modo in maniera più pacifica e serena.

AHI URUGUAY

A conclusione di un Mondiale sotto le aspettative, con strascichi pesanti palesanti a caldo dal ct Bielsa durante l’intervista che sancì l’eliminazione, alla base di scelte sbagliate, polemiche e persino divisioni interne che hanno generato il disastro.
Come se non bastasse, la Federazione uruguaiana volendo mandare un chiaro segnale di delusione, dopo la disfatta senza nemmeno una vittoria nonostante avversari alla portata come Arabia Saudita e Capo Verde, ha cancellato il volo charter per tornare a Montevideo, così ogni calciatore ha dovuto pagarsi il proprio volo di linea per tornare a casa, non esistendo più nemmeno la delegazione.

OLANDA RIMANDATA

Battuta anzitempo ai sedicesimi dal Marocco ai calci di rigore, una sconfitta che non deve far dimenticare storie fortissime, come quello del ct Koeman (poi dimessosi) tornato dalla moglie che da tempo combatte contro un tumore, e del calciatore Gakpo che poco prima la stessa partita, aveva perso il figlio dando comunque la disponibilità di giocare con tanto di gol che nei novanti minuti, non è bastato.

SONO CRESCIUTI GLI STATI UNITI

Che dagli anni ’50 agli ’80 non riuscivano nemmeno a qualificarsi evidentemente concentrati su altre discipline, dopo la mancata partecipazione del 2018 è stata netta la sterzata, tanto che il calcio è recentemente diventato il terzo sport più popolare del Paese.
Hanno mostrato di avere giocatori di qualità e altro livello, oltre gli italiani Pulisic e McKennie, una rosa composta da calciatori stabilmente impegnati nei maggiori cinque campionati europei mentre un tempo, giocavano prevalentemente nel campionato nazionali che sempre oggi, annovera importanti campioni alle batture finali delle rispettive carriere, ma comunque in grado di alzare notevolmente il livello ottimizzato dal ct argentino Maurizio Pochettino con una lunghissima esperienza in Europa.
Purtroppo però, si ricorderà soprattutto la vicenda della squalifica sospesa in occasione dell’ottavo di finale (perso contro il Belgio) al calciatore Balogan (3 gol), precedentemente espulso contro la Bosnia Erzegovina, con l’applicazione da parte della Fifa di un anno di “messa in prova”.
Una sorta di condizionale come accaduto a Cristiano Ronaldo per la gomitata a O’Shea in occasione della sconfitta del Portogallo contro l’Irlanda nella partita di qualificazione al Mondiale, sanzionato con tre giornate di squalificate di cui due sospese, in maniera da non mettere a rischio la partecipazione di CR7 alla fase a gironi.
Un bruttissimo precedente anche per i risvolti politici, con tanto di ringraziamento social del Presidente degli Stati Uniti, al resto ci hanno pensato negli spogliatoi gli scatenati calciatori della nazionale belga, con un balletto che ha seguito le movenze tipiche di Trump durante le campagne elettorali e non solo, una provocazione per riderci su.

PENSIERO ALL’IRAN

Perché ha commosso il bigliettino lasciato dai calciatori dopo il pari contro il Belgio, per ricordare le 168 bimbe uccise a Minab nel bombardamento di una scuola nel primo giorno di guerra, nell’occasione gli atleti non si erano ritirati nello spogliatoio se non prima salutare simbolicamente il pubblico di Los Angeles sulle tribune, la città che ospita la più grande comunità di immigrati iraniani: “Siamo venuti a Los Angeles con orgoglio, abbiamo gareggiato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la tua ospitalità. E grazie a ogni iraniano che ha dato il proprio cuore, la propria voce e la propria anima per l’Iran durante questi 180 minuti. Che la pace, il rispetto e l’amicizia prevalgono tra tutte le nazioni”.
Non sono mancate difficoltà di ogni tipo, come quelle logistiche e burocratiche, con la comitiva costretta a basare il proprio ritiro a Tijuana, in Messico, per via delle restrizioni sui visti imposte dagli Stati Uniti dopo che inizialmente avevano concesso agli atleti iraniani meno di 16 ore di permanenza sul suolo americano prima delle partite.
Ostacoli che hanno generato tensioni e disagi, spostamenti estenuanti fatti di continui viaggi di andata e ritorno tra il ritiro in Messico e Los Angeles (sede delle gare) che hanno provocato stress e stanchezza nei calciatori, compresa la negazione di richieste di ingresso per membri dello staff e dirigenti, incluso il presidente della Federcalcio iraniana Mehdi Taj.
Il commissario tecnico e il capitano Mehdi Taremi hanno pubblicamente accusato la Fifa di aver abbandonato la delegazione, definendo il trattamento riservato alla squadra come irrispettoso e svantaggioso rispetto ad altre nazionali.
Un risultato e anche la sola partecipazione, che verrà ricordata per sempre indipendentemente il risultato finale.

BUONA GUARIGIONE

Al centrocampista del Canada e del Sassuolo, Ismael Konè, brutalmente infortunatosi nel secondo tempo della partita contro il Qatar dopo uno scontro con Madibo (espulso), le cui immagini sono state da subito terrificanti con i giocatori che si sono raggruppati in cerchio per proteggerlo.

CHE SEDICESIMI!

A certificare ancora una volta, come il livello delle nazionali possa variare secondo la generazione di calciatori a disposizione come pure sottovalutare l’avversario.
E’ quanto successo alla Germania dei quattro titoli mondiali, battuto ai rigori dal Paraguay, come anche l’Olanda dalle ambizioni importanti sorpresa dal Marocco che già nel girone, aveva mostrato i muscoli.
L’ha scampata (solo provvisoriamente visto l’esito degli ottavi) il Brasile, a un passo dalla clamorosa eliminazione contro un Giappone superiore, battuto solamente nei minuti di recupero dopo una partita cambiata grazie alle mosse del ct Ancelotti, dentro Endrick e fuori uno spento Paqueta, gli esterni posizionati più larghi col nuovo trequartista, di conseguenza equilibri completamente cambiati.

FINE DELLA GENERAZIONE DORATA?

È la domanda che potrebbe avere la risposta nell’enorme dispiacere dei calciatori della nazionale belga, dopo l’eliminazione ai quarti contro la Spagna.
Courtois, De Bruyne, Lukaku, Witsel, Vanaken, Meunier, Trossard sono stati nel Mondiale gli ultimi superstiti di una squadra fortissima, che recentemente aveva già perso i vari Hazard, Eden, Thorgan, Fellaini, Vertonghen, Adelweired e Mertens.
Un Belgio che avrebbe dovuto vincere tanto, nonostante una fortunata e splendida coincidenza di calciatori tutti di primissimo livello.
Qualcuno potremo rivederlo durante il prossimo biennio di qualificazione all’Europeo, ma chiaramnte qualcuno se non molti, diranno addio alla nazionale.

NORVEGIA AL TOP

Ci siamo spesso chiesti come sarebbe stato un Mondiale con Erling Haaland, perché uno come lui meritava giocarlo ed effettivamente è accaduto quello che si attendeva da anni, esordio a 26 anni facendolo nella maniera che conosce meglio: segnando.
Con la Norvegia ha segnato più gol che partite giocate, finalmente nella competizione che gli mancava, autentico trascinatore e finalizzatore di una nazionale che dopo annate magre, vive una generazione di calciatori destinata a essere protagonista per ancora diversi anni.
Una febbre Mondiale capace persino di coinvolgere i Deputati del Parlamento, che hanno eseguito l’iconico “Wiking Row” per sostenere la nazionale, guidati dal Presidente Masud Gharahkhani, i parlamentari hanno interrotto una seduta per ondeggiare e rimanere all’unisono dai rispettivi posti in aula, concludendo con un coro sincronizzato di incoraggiamento rivolto ai calciatori, divenuto simbolo dei tifosi che proprio sulle tribune hanno sostenuto la squadra.
Fermata ai supplementari dei quarti di finale dall’Inghilterra, è candidata a essere protagonista nel prossimo Europeo.

SUDAFRICA SHOCK

Per la morte a soli 25 anni del suo centrocampista Jayden Adams, che aveva appena giocato il Mondiale chiuso ai sedicesimi con la sconfitta per 1-0 contro il Canada.
Arrivato al Sundowns nel gennaio scorso dallo Stellenbosch Fc, si era imposto come uno dei migliori centrocampisti del campionato sudafricano guadagnandosi la convocazione, durante il Mondiale aveva affrontato un grave lutto personale, la scomparsa della nonna Marianna a 72 anni sepolta mentre la nazionale era ancora impegnata nella competizione e la scelta di scendere in campo contro la Rep. Ceca il giorno dopo la sua morte.

FRANCIA

È stata l’unica big che fin dalle prime partite non aveva lasciato dubbi, segnando tanti gol in più rispetto agli avversari merito di un lavoro iniziato dal Mondiale 2014, trascinato da un rinato Mbappè anche se, scrivere di una squadra composta da fenomeni, sembrerebbe parlare bene di uno e sminuire la forza degli altri, uniti dal collante chiamato Didier Deschamps che potrebbe essere ai titoli di coda.
Una macchina dove il calcio è andato nella direzione corretta senza mai un dubbio, una titubanza, col miglior reparto offensivo al pari di quello difensivo, salvo incepparsi nel momento più importante, in semifinale contro una Spagna oggettivamente superiore, mentre i transalpini affidatisi alla ripartenze, non hanno quasi mai dato la sensazione di meritare la finale.
Mbappè ha sicuramente perso la possibilità di vincere il Pallone d’Oro, come avvenne nel 2006 per il Brasile, ci si chiederà come nel 2026 la Francia piena di campioni e considerata da molti come la nazionale più forte del torneo, abbia sbagliato e probabilmente sottovalutato proprio la partita più importante.

INGHILTERRA

È stata inizialmente poco gradevole l’esperienza di essere letteralmente derubati del materiale sportivo nella sede del ritiro, quali palloni, divise, maglie, persino gli scarpini di giocatori come Kane e Bellingham, mentre solo successivamente la maggior parte dell’equipaggio è stato recuperato prima dell’arrivo al campo base.
Emozionante invece, l’esordio vittorioso contro la Croazia, festeggiato a fine partite davanti i propri tifosi sotto le note della celebre “Wonderwall” degli Oasis, a unirsi al canto anche alcuni giocatori come Rice e Gordon, ripresi dalle telecamere, mentre Bellingham non ha nascosto un po’ di emozione.
Certo l’adrenalina può giocare brutti scherzi, è quanto accaduto dopo i quarti vinti contro la Norvegia, caratterizzato da uno scontro di dichiarazioni a distanza che hanno fatto emergere il clima teso nello spogliatoio, da una parte il c.t. Tuchel aveva pubblicamente criticato la prestazione della squadra, scatenando la successiva reazione di Bellingham a evidenziare il peso della nazionale scandinava, contraddistinta da forti giocatori come Haaland e talvolta la necessità di giocare sporco pur di portare a casa il risultato.
Di tutto questo, purtroppo, resterà il ricordo dell’ennesima incompiuta, frutto della tattica suicida messa in campo contro l’Argentina, quando passati meritatamente in vantaggio, è avvenuta la tattica di arroccarsi dietro, difendere l’esiguo vantaggio e farsi schiacciare quasi nella propria area di rigore.
Sul più bello la delusione più cocente, un’occasione d’oro non sfruttata, rinunciando a giocare del tutto in una strategia che ha visto calciatori cardine come Kane e Bellingham letteralmente spariti in quel secondo tempo, mentre il terzo posto ottenuto dopo la finalina contro la Francia, rappresenta il miglior risultato dopo l’unica vittoria del 1966.
Ci piace soprattutto, tramandare la storia di Paul Gregory, tifoso dello Sheffield Wednesday e della stessa Nazionale, sempre presente senza maglia indipendentemente dalle condizioni meteo, proseguendo la sua campagna per installare defibrillatori salvavita in ogni angolo degli stadi di calcio nel Regno Unito, lanciata in memoria della figlia Lauren scomparsa nel 2023.

ARGENTINA

È stata una nazionale capace di soffrire e stringersi nei diversi momenti di difficoltà affrontati, ha mostrato un carattere da portare come esempio nelle scuole calcio.
Come avvenne per l’Italia nell’Europeo del 2012, è purtroppo arrivata esausta fisicamente nella finale contro una Spagna mostratasi nettamente superiore.

SPAGNA

È cresciuta strada facendo, con tecnica, qualità, velocità di pensiero e soprattutto la personalità di volere imporre il proprio gioco, contenendo le ripartenze e una crescente condizioni fisica.
La Spagna ha mostrato tutto, applausi per un movimento calcistico che lavora da molti anni in maniera impeccabile.
E’ stato un Mondiale straordinario, vinto la finale in maniera netta senza lasciare discussioni, solo vittorie dopo il pareggio all’esordio contro Capo Verde e un solo gol subito contro il Belgio.
Oggi è la regina del calcio assoluto, dopo aver vinto negli ultimi diciotto anni ben tre Europei, due Mondiali e una Nations League.
Congratulazione al commissario tecnico che dalle giovanili, ha costruito una corazzata sul piano fisico, tecnico, motivazionale e di attaccamento alla maglia, complimenti a un Paese che continua a sfornare talenti con una continuità e una velocità improponibile per tutti gli altri.

ZOLLE IN VENDITA

Non come capita spessissimo, da parte di quei tifosi che dopo una finale, provando a fare un’invasione di campo provano a portarsi a casa un ricordo, quando l’idea della stessa Fifa di mettere in vendita sullo store online, ancor prima della finale, pezzi del terreno di gioco.
Quella che costava meno ha avuto un prezzo di 390 euro, ovvero una zolla di poco più di 7x7cm dentro una scatola trasparente sulla quale sono incise le informazioni delle partite, allegando persino con una Pen Usb il video che ne attesta l’autenticità della zolla.
Più cara quella da 3000 euro della stessa dimensione, ma con oggetti in più nel pacco della spedizione, come la riproduzione del biglietto della finale in metallo e una copia della Coppa in vetro.
Ci ha pensato la testata The Athletic a fare i conti: qualora la Fifa dovesse vendere tutte le zolle del terreno, riuscirebbe a guadagnare qualcosa come circa 10 milioni di euro.

CHE RECORD?

Una critica costruttiva ci è concessa, in merito soprattutto all’aggiornamento delle statistiche, per esempio sui gol segnati.
Se gente come Romario, Ronaldo (il Fenomeno), Maradona, Pelè o altri del calciatori che in passato hanno segnato i propri decenni di attività calcistica, avessero giocato un torneo un torneo a così tante squadre e quindi incontrato nelle prime partite, delle nazionali con fasi difensive abbastanza rivedibili, non pensate abbiano perso l’opportunità d’incrementare i propri numeri?
Ripensiamo a Just Fontaine che segnò tredici reti nel 1958, Sandor Kocsis undici nel 1954 e Gerd Muller dieci nel 1970.
I record coprono interi panorami, ma bisogna sempre contestualizzarli.

GRAZIE STEFANO BIZZOTTO

È stato il suo ultimo Mondiale perchè va in pensione dopo aver raccontato per decenni in maniera seria, pacata e competente, non solo il calcio ma tante altre discipline sportive come il ciclismo, l’hockey, il pattinaggio e svariate discipline olimpiche.
Recentemente sono rimbalzate voci di una possibile estensione al prossimo Europeo 2028, ad ogni modo qualsiasi cosa possa succedere, il ringraziamento per tutti i momenti di sport, i ricordi a essi legati, che ci ha narrato in maniera mai banale senza sovrastarlo.

Autore

Andrea La Rosa

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