Fuori dalla Champions League Inter e Juventus, mentre l’Atalanta compie l’impresa accedendo agli ottavi di finale della massima competizione europea ribaltando l’andata di Dortmund. Un risultato che classifica solamente una delle quattro partecipanti italiane tra le migliori sedici d’Europa, certificando l’arretramento del calcio o meglio, del campionato italiano in un contesto senza più squadre cuscinetto.
Altro che la capolista se ne va, qui è l’ex finalista che saluta in maniera estremamente deludente, dopo aver iniziato il torneo con quattro vittorie e quella che sembrava una qualificazione diretta tra le prime otto, senza passare dai play-off.
L’Inter esce dopo due sonore sconfitte, tanti gol presi contro il Bodo/Glimt con due partite molto simili, contraddistinte da un primo tempo decente e il secondo insufficiente, protagonisti o meglio, assenti quei giocatori chiamati a fare la differenza ed esperti nel trainare i compagni.
Tra svarioni e corse nel campo cercando di far qualcosa senza invece fare niente, con calciatori controfigure degli ultimi tempi.
In generale poco e niente, senza precisione, una delusione da non dimenticare soprattutto per il calcio italiano e l’esaltazione fatta da ore di trasmissioni televisive come fiumi d’inchiostro, che spesso viene data per il nulla nel mare della mediocrità, rispetto a un club capace di mostrare all’Europa e non solo, l’esponenziale crescita della Norvegia nel calcio in una visione completa di crescita senza pressioni, fatto di umiltà, coraggio, pochi alibi e lavoro.
Serbatoio di quella stessa nazionale che negli scorsi mesi ci ha schiaffeggiato a più riprese, in trasferta come a domicilio, dandoci una grande lezione di umiltà.
Magari qualcuno, potrà rivalutare quella Conference vinta dalla Roma qualche anno addietro, non proprio una squadra di pescatori che evidenzia indirettamente il vero problema di mentalità.
Credere di essere ancora i migliori, qualche raccomandazione in ogni settore, pretendendo ancora di dare lezioni con un calcio indietro decenni, idee logore e passate, mentre gli altri si evolvono, perdono senza cercare alibi e successivamente vincono: crescono.
Della Juventus rimane una delle partite migliori per volontà, ferocia agonistica e dedizione degli ultimi anni, certo resta il dato di aver subito ben sette gol contro una formazione che gioca pur sempre nel campionato turco, sipario.
Menomale che l’Atalanta non smette di stupire, ribaltando il risultato dell’andata contro il Borussia Dortmund, formazione (questa si) sulla carta e come potenziale sicuramente superiore, gettando il cuore oltre l’ostacolo, merito anche di un allenatore forse troppo sottovalutato, che sta dimostrando essere grande dopo essere partito dalla gavetta.
Perché crede nella forza fisica e la consapevolezza di quanto le italiane soffrano laddove in Europa si alza la forza delle gambe in un contesto dove così tanti gol nelle partite, dove non trascorre mezza serata e non si spezza il ritmo della partita per continui Var che interrompono il gioco, simulazioni varie che gli arbitri europei conoscono perfettamente, a significare per esempio, che il marchio della difesa italiana non può essere quella di una volta rispetto a quella Serie A dove fino a qualche anno addietro, non solo aveva giusto qualche campione dentro e fuori dal campo, ma soprattutto mentalità.




