Al termine di cinque set epici, l’Italia femminile di Julio Velasco emerge vincitrice da una partita complicatissima, contro un Brasile splendidamente trascinato da Gabi, e si qualifica per la finale mondiale di domani, contro la Turchia allenata da Daniele Santarelli.
Un mese e mezzo, tanto è passato dall’ultima finale di VNL a questa semifinale mondiale; un mese e mezzo da una vittoria in quattro set (in cui comunque la superiorità delle azzurre non era mai stata in discussione) alla battaglia di Bangkok di oggi, lunga cinque set e oltre due ore e mezza, una partita resa complicatissima dalla grande prestazione del Brasile e da quella magari rivedibile da un punto di vista tecnico delle campionesse olimpiche ma enorme per tenacia, feroce concentrazione e capacità di non mollare, mai. Una vittoria “alla Sinner”, se ci passate il paragone tennistico, in cui le nostre ragazze sono state talmente granitiche e inscalfibili nella loro continuità di rendimento, nella capacità di rimanere sempre e comunque attaccate alla partita e all’avversario, da riuscire infine a sgretolarlo, succhiandone via pian piano le energie migliori, a iniziare da quelle delle due centrali, Julia e Diana (1 solo punto in due nel tie break), proseguendo con l’opposta Rosamaria, per finire con l’immensa Gabi (29 punti per lei), sempre e comunque l’ultima ad arrendersi.
La prestazione delle ragazze di Velasco assume ancora più valore se si considera il percorso fatto fino a ieri nel torneo iridato thailandese, fatto di partite dominate e senza praticamente aver affrontato alcun momento di vera difficoltà; alla prima, vera chiamata importante, contro un avversario che avrebbe davvero potuto eliminarle, le azzurre hanno messo via i sorrisi (peraltro splendidi) e tirato fuori unghie e denti, cercando ogni stilla d’energia, in primis nervosa, per rimontare due volte un set di svantaggio e per venir fuori sul filo di lana da un tie break anch’esso durissimo.
Così come ha preso tante murate ma non ha mai tremato il braccio di Kate Antropova, opposto di razza superiore che sarebbe titolare in qualsiasi altra squadra senza la Egonu…
L’Italia ha saputo soffrire per due ore e mezza, senza mai mollare. Ha sofferto innanzitutto il muro avversario (ben 22 quelli vincenti delle verdeoro, quasi un set, contro i 15 nostri), soffocante soprattutto sulle nostre centrali, sempre marcate a opzione, spesso raddoppiate e talvolta perfino triplicate. Fahr è stata limitata a 8 punti, Danesi addirittura a 5, ma la nostra capitana ha risposto presente negli ultimi due punti del match, prima chiudendo su una ricezione errata del Brasile e poi contenendo a muro il pallone poi chiuso dalla Egonu in attacco. Hanno sofferto le due giovanissime schiacciatrici, Nervini e Giovannini, alternate da Velasco in coppia con Sylla, bravissime nel dare tutto ma evidentemente catapultate in una partita ancora più grande di loro; hanno sbagliato tanto ma non hanno tremato, e questo deve dircela lunga su cosa potrebbero diventare domani. Così come ha preso tante murate ma non ha mai tremato il braccio di Kate Antropova, opposto di razza superiore che sarebbe titolare in qualsiasi altra squadra senza la Egonu: è stata la miglior realizzatrice azzurra, 28 punti, pur giocando solo due set dall’inizio, ma ad ogni ingresso, quinto set compreso, ha sempre inciso. E quel doppio cambio nel tie break, anticipato rispetto a quanto logica vorrebbe, è stato l’autografo di Julio Velasco su questa partita, assieme alla lucidissima gestione dei cambi tra le suddette Nervini e Giovannini.
Ha sofferto (e molto) anche Paola Egonu, solo 11 punti per lei, ma tra questi spiccano gli ultimi due del match, quando la palla pesa una tonnellata. La differenza, per lei e per noi, sta nella consapevolezza di avere alle spalle un cambio quasi di pari livello come la Antropova, quindi nella (relativa) tranquillità di potersi permettere anche una giornata storta. Certo, domani contro la Turchia non saranno ammesse repliche.
Infine, hanno sofferto (ma sono state le migliori in campo) Sylla e De Gennaro: la schiacciatrice sapeva di non avere praticamente cambi ed è stata sempre in campo, chiudendo con 21 punti e una brillantezza difensiva insuperabile. Sul libero, ormai, abbiamo esaurito da tempo gli aggettivi: precisissima e instancabile, lucida come sempre nei piazzamenti, collante insostituibile del gruppo e punto di riferimento per le giovani, nel tie break si è perfino schiantata sui tabelloni luminosi pur di provare a prendere l’imprendibile. Che dire, “God save Moki”!




