Chapecoense e Atletico Nacional sono tornate in campo dopo il disastro aereo che nel 2016 sconvolse il mondo, una storia di umanità oltre il risultato.
Un’amicizia nata nel dramma.
Per questo motivo la formazione brasiliana della Chapecoense e i colombiani dell’Atletico Nacional, si sono ritrovati allo stadio Atanasio Girardot di Medellin, in Colombia, che esattamente dieci anni fa avrebbe dovuto ospitare la finale di Coppa Sudamericana.
Il risultato finale di pareggio è passato in secondo piano, perché entrambe le squadre sono scese in campo con una fascia e la scritta “71 siempre presentes”, per omaggiare le vittime dello schianto avvenuto il 28 novembre 2016, quando l’aereo charter LaMia 2933, su cui viaggiava proprio la squadra della Chapecoense si schiantò, portandosi la vita di 71 delle 77 persone a bordo.
Al decimo minuto, la partita è stata fermata e i presenti allo stadio si sono alzato in piedi per un lungo applauso in memoria delle vittime, tra i presenti cui Hélio Neto, ex giocatore della Chapecoense e uno dei sei sopravvissuti alla tragedia vissuta in maniera globale, anche perché in periodo social, gli stessi calciatori poco prima del decollo avevano partecipato l’evento della finale sui rispettivi social, rendendo assurdi quegli scatti per quanto successo quasi immediatamente dopo.
Le indagini successivi, rivelarono che la causa principale dell’incidente fu l’esaurimento del carburante, derivante da errori di calcoli e in generale, una mala gestione che portò l’incidente.
Infatti i piloti non richiesero una quantità aggiuntiva nonostante l’autonomia residua risultasse insufficiente, le pressioni per arrivare in tempo visto l’impegno importante della squadra, ancora alcuni rapporti evidenziarono possibili problemi di manutenzione.
Errori che in un solo istante, portarono via giocatori, staff tecnico e giornalisti, un vuoto incolmabile considerato come nella piccola città di Chapecò, la squadra era diventata simbolo di comunità, evidenziata dall’impresa nonostante fosse una formazione di seconda fascia.
Nella serata in cui Atlético Nacional e Chapecoense avrebbero dovuto affrontarsi, l’Atanasio Girardot aprì comunque le proprie porte, dove arrivarono maglie bianche, candele, fiori, bandiere brasiliane e colombiane.
Laddove prevista la finale, divenne quasi un’enorme ideale camera ardente, luogo per condividere la tragedia e provare ad attutire le fasi iniziali del lutto, la Copa Sudamericana non si giocò, venne aggiudicata ad honorem proprio su proposta dell’Atletico Nacional: il trofeo divenne simbolo del legame tra due società che sarebbero dovute essere avversarie.
Da quel momento la comunità calcistica si unì al dolore, stringendosi con iniziative quali amichevoli internazionali, raccolta fondi e quant’altro per provare a ricostruire da zero questa realtà che in tempi recenti, ha più volte fatto l’ascensore tra la serie A e la B brasiliana.
L’incidente si aggiunse a quelli aerei con vittime sportive, tra tutti quello di Superga che spazzò il Grande Torino, proprio la società la granata nel 2018, ospitò una partita amichevole per aiutare il club nella ricostruzione devolvendo l’intero incasso.
Una storia che rimane di unione di fronte la tragedia, l’umanità oltre ogni risultato, la Chapecoense continua a giocare portando il ricordo di quella straordinaria impresa, di cui oggi, rimane il fascino del proibito per poter omaggiare quei campioni, solamente nei ricordi.




