Battendo Alcaraz in quattro set, Jannik Sinner si è appena laureato campione di Wimbledon, primo italiano della storia a riuscire nell’impresa. Una partita iniziata in salita, con il numero uno contratto e falloso che ha però saputo invertirne il corso, fino a concludere da padrone del campo, con lo spagnolo, imbattuto da tre anni sull’erba londinese, nervoso e sfiduciato.
La finale che tutti attendevano e desideravano, rematch dei leggendari cinque set di poche settimane fa a Parigi, è arrivata, ma stavolta è Jannik Sinner a sorridere, dopo aver sfilato dalle mani di Alcaraz la coppa di Wimbledon che lo spagnolo deteneva da due stagioni. Il nuovo capitolo della loro rivalità regala una giornata storica per il tennis italiano, la prima vittoria in singolare all’All England Club, ed erge ancor di più Sinner a miglior giocatore italiano di tutti i tempi, il primo, da oggi, ad aver toccato quella coppa leggendaria. Prima di lui c’erano andati vicini in due, Berrettini e la Paolini, mancando però entrambi l’ultimo passo, Sinner invece ha lottato con feroce determinazione per arrivare a metterci sopra le mani, al culmine di due settimane di montagne russe fisiche ed emotive in cui ha mostrato ancora una volta la sua eccezionale levatura umana e mentale, ancor prima che tecnica.
La partita ha avuto un inizio blando, con entrambi i giocatori un po’ “legati”, forse nervosi; tra molti errori di entrambi, Sinner scatta fino al 4-2, ma Alcaraz infila quattro game consecutivi con una delle accelerazioni che lo contraddistinguono e si prende il primo set. La rimonta di Sinner inizia proprio lì, nel non accusare troppo il colpo prendendosi subito un break di vantaggio in apertura di secondo set, difendendolo con grande fatica fino a chiudere il secondo parziale con un game farcito da tre vincenti uno più bello dell’altro. Nel terzo, all’arsenale di Sinner si aggiunge il servizio, fin lì quasi latitante, con sette ace nel parziale che aiutano l’italiano a faticare di meno e a rendere meno pericolose le risposte di Alcaraz. Vinto quello, appare evidente il nervosismo dello spagnolo, che si lamenta continuamente con il suo angolo per la mancanza di soluzioni dal fondo, mentre Sinner è perfino feroce nella difesa dei suoi turni di servizio (decisivo quello nell’ottavo gioco) e trova punti diretti anche con la seconda palla. Alcaraz non esce dalla partita, ma sente perfettamente come questa gli stia sfuggendo tra le dita; stavolta niente cinque set, niente battaglia alla morte, niente match point da rimpiangere. L’ultimo servizio vincente di Jannik scrive col gesso della riga un nuovo pezzo di storia del tennis italiano; è “il sogno dei sogni”, come dirà lui stesso pochi minuti dopo.
Una sconfitta tremenda come quella di Parigi, due set avanti e tre match point, ricordiamolo, avrebbe lasciato scorie tossiche per mesi, o addirittura per anni, nella testa di chiunque altro.
Scavalcando la cronaca, questa vittoria di Sinner certifica una volta di più la stupefacente forza di volontà e tenacia del nostro campione, sotto questi aspetti il numero uno al mondo con ampio distacco rispetto a tutti gli altri, Alcaraz compreso. Una sconfitta tremenda come quella di Parigi, due set avanti e tre match point, ricordiamolo, avrebbe lasciato scorie tossiche per mesi, o addirittura per anni, nella testa di chiunque altro. Sinner, invece, l’ha metabolizzata in poche settimane, traendone anzi forza e motivazioni per crescere ancora, senza demoralizzarsi per la sconfitta inattesa con Bublik a Halle mentre il suo arcirivale continuava ad infilare vittoria dopo vittoria. Alla vigilia di Wimbledon c’è stato il licenziamento di parte del suo staff, fisioterapista e preparatore atletico, che hanno contribuito ad alzare ulteriormente la pressione intorno a Sinner, che però ha iniziato il torneo passeggiando per i primi tre turni.
Poi è arrivata la pietra angolare del suo torneo: l’ottavo di finale contro Dimitrov. La caduta al primo game con dolore al gomito annesso, due set perduti e, proprio quando appare impossibile per un Sinner in quelle condizioni la rimonta al quinto, ecco l’infortunio che stravolge tutto, costringendo il bulgaro al ritiro. Il numero uno, scurissimo in volto, dichiara di non sentirsi il vincitore di quella partita e poche ore dopo corre a fare una risonanza magnetica al gomito, che fortunatamente non evidenzia lesioni. Sinner si rincuora, infila un manicotto bianco (griffato dallo sponsor, ovviamente) sul braccio e si avvia ad affrontare nei quarti le bordate del mancino Shelton. Con l’andare del match contro l’americano, le sensazioni si fanno buone e, in fin dei conti, Jannik si rende conto di quanto poco abbia da opporgli il suo avversario, al di là delle bordate al servizio. La semifinale contro Djokovic sarebbe una sfida di tutt’altra pasta, se non fosse che il destino, cinico e baro, fa scivolare malamente il serbo nel penultimo punto del suo quarto di finale contro il bravissimo Flavio Cobolli; il Djoker scenderà regolarmente in campo nella semifinale ma, persi i primi due, finirà per mollare, conscio di non poter tenere i cinque set. Tante “sliding door”, quindi, sulla strada di Sinner verso la gloria, fino alla grande rimonta di oggi, che ricorda ad Alcaraz di non dare mai per sottomesso il cavaliere rosso.
Ricordiamoci che, senza quei tre scellerati match point buttati al vento a Parigi, oggi Sinner avrebbe completato i tre quarti di Slam, e ci prepareremmo ad attendere in modo spasmodico settembre, tempo degli US Open. Per carità, “di se e di ma son piene le fosse”, come si dice, ma sarebbe utile ricordarsi questo particolare nell’analizzare la stagione 2025 di Sinner.





Cronaca e considerazioni tecniche perfette come sempre. È stato un grande Sinner. Dopo il primo set perduto mi sono detto: vince Sinner in 4 set. Grazie per il tempestivo commento.