Nel Gran Premio di Spagna vince Antonelli (Mercedes), secondo Verstappen (Red Bull) e terzo Norris (McLaren) penalizzato dal tempismo del pit-stop. In top-ten: 4. Leclerc (Ferrari), 5. Russell (Mercedes), 6. Lawson (Red Bull), 7. Colapinto (Alpine), 8. Piastri (McLaren), 9. Lindblad (Racing Bulls), 10. Hulkenberg (Audi). Ci ha provato Leclerc, in testa per molti giri dopo aver approfittato della virtual safety car per il ritiro di Stroll, poi costretto nel finale da regolamento al pit-stop; ritirato dopo pochi giri Hamilton per problemi ai freni.
Non poteva esserci una migliore doppia trasferta consecutiva.
Monza e Madrid due circuiti completamente diversi, che hanno impegnato le squadre in un periodo di tempo strettissimo, se in Italia la scelta era ricaduta in assetti a basso carico, in Spagna si è tornati a soluzioni viste a Zandvoort riproponendo versioni ad alto carico, con l’incognita di aver provato il circuito solamente al simulatore e rendendo utilissime le tre sessioni di prove libere, per raccogliere dati, scoprire i limiti, capire la strategia di gomma per la gara e in generale massimizzarne la conoscenza.
Con l’incognita Monumental, curva parabolica lunga oltre cinquecento metri caratterizzata da una forte pendenza, progettata per caratterizzare il circuito e rievocare ovali storici della Formula 1, la cui inclinazione ha rappresentato un test di resistenza agli pneumatici, generando enormi livelli di aderenza aerodinamica e meccanica tale da essere affrontata quasi in piena accelerazione, con forse laterali estreme che hanno sollecitato la tenuta fisica dei piloti.
A prescindere da tutto, anche stavolta non sono mancati autorevoli giudizi su come le attuali macchine siano troppo semplici, capaci di appiattire i valori in campo, snaturare l’abilità e il peso specifico del pilota nel cercare il limite, di fatto non facendo emergere appieno il talento e la predisposizione al rischio.
Si era espresso giorni prima Max Verstappen, nel prendere come riferimento addirittura coloro che condividono il suo stesso box: “Senza offesa e spero che qualcuno non faccia polemica, guardate Tsunoda. Sale sulla Racing Bulls a Zandvoort senza averla mai vista prima ed è stato subito competitivo. Idem Lawson sulla Red Bull. È perché queste auto sono insensibili ai comandi del pilota. Certo, devi comunque fare un buon giro e i piloti più veloci avranno sempre la meglio, ma il talento viene davvero limitato”.
Ad affiancarsi il veterano dell’Aston Martin, Fernando Alonso che tra l’altro non ha ancora sciolto i dubbi sul proseguimento della carriera, sminuendo proprio il tratto distintivo del nuovo circuito: “La Monumental la può fare in pieno anche il mio addetto stampa perché non utilizziamo energia in quel punto per preservarne per il resto del giro. In Formula 1 dovrebbe essere premiato il coraggio, se il mio addetto stampa in quel punto è più veloce di me ok, se io invece ho più attributi di lui allora sarò anche più veloce. In Formula 1 dovrebbe funzionare così”.
Il paradosso della Monumental, è stata proprio quello che in virtù dell’attuale regolamento, sul piano tecnico e strategico, alzare il piede in ingresso per non sprecare l’energia, ha garantito una migliore distribuzione della batteria nella parte conclusiva verso il rettilineo successivo.
Spiace invece constatare come invece prosegue l’oramai eterno ciclo d’insuccessi, colmato da frasi fatte, scusanti confezionate con puntuale ottimismo verso la successiva gara, l’illusione dalle libere al Q2, la fiducia per il Gran Premio quando puntualmente (tranne eccezioni) vincono o sono gli protagonisti gli altri.
È stata una qualifica importante e non scontata, perché come spesso accade per gli asfalti appena posati, considerata pure la vicinanza dei muretti e l’esordio assoluto, la pista ha progressivamente avuto un’evoluzione costante con i tempi sempre migliorati, che hanno reso decisivo proprio l’ultimo giro lanciato di Q3, con Norris venuto fuori nel momento decisivo per avere la meglio su Antonelli, Verstappen in seconda fila insieme la Ferrari di Leclerc, subito dietro Hamilton.
Posizioni che nonostante le difficoltà di sorpasso, non sono parse così decisive in considerazione dell’incognita degrado gomme.
Diversificata la scelta di mescola delle gomme, semaforo verde al limite per tutti, ottimo lo spunto di Norris mentre Antonelli più volte ha provato a prendere la testa, bella partenza di Hamilton e confronto diretto con Verstappen poi consigliato dal box a restituire la posizione per una manovra ritenuta oltre il limite ed evitare una penalità, poco dopo il ritiro di Hamilton per problemi ai freni.
Prima parte di gara contraddisinta dal ritmo forsennato di Norris, più indietro Antonelli a debita distanza di Verstappen, a sua volta sugli stessi tempi di Leclerc e Russell in lotta per podio, poi il ritiro di Stroll e introduzione della virtual safety-car per rimuovere l’Aston Martin, ad approfittarne del rallentamento per il cambio gomme sono stati Antonelli, Verstappen e Russell, mentre Norris è rientrato quando la gara era ripartita, nessun pit-stop per Leclerc partito con la gomma dura.
Costante il passo del ferrarista a metà gara salito in testa, capace persino essere più veloce rispetto a chi precedentemente si era fermato, tenendo Antonelli dietro senza possibilità di attacco.
Superati i tre quarti di corsa però, Leclerc e la Ferrari hanno atteso quella che sarebbe dovuta essere una fortunata safety-car, perché nel frattempo i piloti dietro, avevano preso la consapevolezza di poter concludere la gara senza ulteriormente fermarsi avendo stessa mescola.
Così, è avvenuto il pit-stop a pochi giri dal termine, lasciando la vittoria ad Antonelli che a questo punto, mette pienamente le mani sul Mondiale con +81 punti sul più diretto rivale.
La Mercedes esce vittoriosa in un weekend ordinario, pulito, senza troppo strafare e attendendo gli eventi nei momenti cruciali, facendosi trovare pronta nonostante non sia sembrata la macchina più forte, mentre a prescindere rimangono le difficoltà per Russell che a circa metà gara aveva già effettuato due pit-stop in netta difficoltà di gestione gomme.
Antonelli invece vince due Gran Premi consecutivi in altrettante piste opposte, qualcosa vorrà pur dire
Altro Gran Premio da dimenticare per la Ferrari, partita col vantaggio di conoscere il circuito avendo girato i chilometri previsti dal filming day.
Alla vigilia si è preferita la prudenza sulla monoposto di Leclerc, disponendo la power-unit del primo aggiornamento Aduo rispetto a quella con la seconda specifica montata per Monza la cui tempistica, considerato il pesante incidente, aveva consigliato di non correre il minimo azzardo per evitare contrattempi o penalizzazioni in griglia prima di avere la certezza non essere stata danneggiata.
Sugli aggiornamenti l’unico rimane l’aspetto mediaticamente positivo: avere evitato false illusioni.
Inutile negare come Leclerc abbia provato il colpaccio con una gestione strepitosa, ha atteso un’interruzione che sul finale avrebbe decretato la vittoria, viceversa fatto i conti col regolamento che non obbligo un numero minimo di pit-stop, ma la regola di usare almeno due mescole differenti di gomme da asciutto.
Spiace invece constatare come invece prosegue l’oramai eterno ciclo d’insuccessi, colmato da frasi fatte, scusanti confezionate con puntuale ottimismo verso la successiva gara, l’illusione dalle libere al Q2, la fiducia per il Gran Premio quando puntualmente (tranne eccezioni) vincono o sono gli protagonisti gli altri.
Viene da chiedersi quale sarebbe stata la storia del campionato, se la McLaren avesse avuto questa competitività fin dalle prime gare, peccato per la gara di Norris rovinata dal tempismo tutt’altro che ottimale nel pit-stop poco dopo la conclusione della virtual safety-car.
La Red Bull di Verstappen coglie un altro podio e incrementa punti con Lawson che tranne imprevisti, dal prossimo Gran Premio dovrebbe tornare alla Racing Bulls lasciando il sedile a Hadjar fermo da tre gare per infortunio.
Piccola curiosità dietro le quinte: Robin Raikkonen di appena 11 anni, figlio di Kimi ultimo campione del mondo con la Ferrari nel 2007, è entrato nel programma giovani e chissà, magari nei prossimi anni potremo vederlo a bordo nelle categorie propedeutiche la Formula 1.
Importante risultato dall’Alpine che rilancia il confronto alla Racing Bulls, mentre prosegue la rincorsa di Audi.
A dimostrazione di quanto ogni dettaglio (un punto) possa fare la differenza, c’è stata l’ufficialità del ricorso presentato dalla stessa Audi per ottenere il decimo posto nel Gran Premio d’Italia conquistato da Tsunoda, alla base la decisione dei commissari di non penalizzare il pilota Racing Bulls quando nella seconda procedura di partenza, si era posizionato erroneamente sulla griglia, tentando vanamente di correre all’ultimo istante la direzione quando mancavano pochi istanti al via e generando un nuovo giro di formazione.
Fuori dalla top-ten ancora una volta Haas e Williams, come Aston Martin presentatasi con l’obiettivo era soprattutto ripartire dal doppio ritiro di Monza in un weekend che aveva messo a nudo gli oramai problemi cronici della mancanza di cavalli e l’enorme deficit di power-unit.
Il prossimo Gran Premio rappresenterà il traguardo del lavoro svolto nell’attuale monoposto, dopo aver preso la stagione 2026 praticamente come un lunghissimo test, con la prima metà di campionato talmente complessa da pianificare per Silverstone una versione B dell’originaria e disastrosa AMR26, mentre gli ultimi accorgimenti sono previsti proprio per Baku e successivamente, l’attenzione sarà interamente spostata sul prossimo anno partendo dalla versione vista tra Ungheria, Monza e Madrid.
Sul tema, sono state inizialmente singolari le dichiarazioni del presidente della Federazione Internazionale, Mohammed Ben Sulayen, affermando di avere incontrato Lawrence Stroll e Fernando Alonso, aprendo la possibilità di modificare dove possibile le regole 2027 per dare loro una spinta alla competitività, mentre di parallelo non è un mistero come i vertici del team si stiano guardando intorno sulla possibilità di cambiare il fornitore del motore qualora fosse ancora molto indietro.
Parole e dinamiche, tali da far sospettare un disegno ben più importante, ovvero scongiurare che Honda, unico motorista extra-europeo della categoria, sia costretta ad abbandonare nuovamente la Formula 1.
Un insieme d’interesse volto a evitare che la monoposto sia eccessivamente lenta rispetto la concorrenza, insieme l’immagine e il contesto economico del colosso nipponico (ricordiamo il seguito del Gran Premio del Giappone) che ne risentirebbe enormemente.
Anche stavolta non è cambiato il destino della Cadillac, lontanissima dai più diretti rivali.
Prossimo appuntamento in Azerbaigian tra due settimane, sul circuito cittadino non permanente di Baku.
CLASSIFICA PILOTI – punti
1. Antonelli (Mercedes) – 292
2. Russell (Mercedes) – 211
3. Hamilton (Ferrari) – 191
4. Norris (McLaren) – 186
5. Leclerc (Ferrari) – 167
6. Verstappen (Red Bull) – 145
7. Piastri (McLaren) – 120
8. Hadjar (Red Bull) – 71*
9. Lawson (Racing Bulls/Red Bull) – 59**
10. Gasly (Alpine) – 41
11. Lindblad (Racing Bulls) – 31
12. Colapinto (Alpine) – 27
13. Bearman (Haas) – 18
14. Bortoleto (Audi) – 10
15. Hulkenberg (Audi) – 7
16. Sainz (Williams) – 6
17. Albon (Williams) – 5
18. Ocon (Haas) – 3
19. Alonso (Aston Martin) – 3
20. Tsunoda (Racing Bulls) – 1***
21. Bottas (Cadillac) – 0
22. Perez (Cadillac) – 0
23. Stroll (Aston Martin) – 0
* saltato per infortunio i Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna;
** 14 punti con la Red Bull nel Gp dei Paesi Bassi in sostituzione dell’infortunato Hadjar;
*** titolare nei Gp dei Paesi Bassi, Italia e Spagna in sostituzione di Lawson.
CLASSIFICA COSTRUTTORI – punti
1. Mercedes – 503
2. Ferrari – 358
3. McLaren – 306
4. Red Bull – 230
5. Racing Bulls – 77
6. Alpine – 68
7. Haas – 21
8. Audi – 17
9. Williams – 11
10. Aston Martin – 3
11. Cadillac – 0




