Ritorniamo sulla recente Coppa d’Africa, dove protagonista è stato ancora una volta Sadio Manè, 33enne calciatore senegalese dell’Al-Nassr con una lunga carriera in Europa, considerato uno dei migliori calciatori africani di tutti i tempi nonché tra i più forti attaccanti della sua generazione, senza mai dimenticare la sua terra d’origine e soprattutto “fattore” per la sua popolazione.
Tra i personaggi del calcio e dello sport in generale che meritano di essere necessariamente presi da esempio per il comportamento dentro e fuori dal campo, c’è sicuramente Sadio Manè, classe ’92, attualmente in Arabia Saudita e protagonista anni addietro del calcio europeo con risultati di primissimo piano.
Cresciuto nel poverissimo villaggio di Bambali e costretto a una vita di stenti, ha fatto della sua passione qualcosa di ben oltre il lavoro.
Messosi in luce nella Generation Foot, squadra senegalese con sede a Dakar che, tramite la partenership con i francesi del Metz, ha attraverso l’Africa per giocarsi le sue carte fino al 2012, anno di trasferimento in Austria al Salisburgo e poi due anni dopo, in Inghilterra al Southampton, prima di diventare nel 2016, il calciatore africano più costoso della storia al momento del suo passaggio al Liverpool dove rimase fino al 2022 per trasferirsi in Germania al Bayern Monaco, adesso in Arabia Saudita accolto come tanti calciatori di prima fascia, da irrinunciabili contratti economici.
Un palmares invidiabile, fatto di vittorie in Premier League e Bundesliga, della Champions League, Supercoppa Europea e Coppa del mondo per club con il Liverpool 2018-19.
Nulla rispetto a quella voglia di esserci e mettersi a disposizione per la sua gente, il suo popolo, protagonista assoluto nelle due Coppa d’Africa, vinte nel 2021 e quella pochi giorni addietro nell’assurda finale in Marocco (sua la rete in semifinale per battere l’Egitto e premiato come miglior calciatore del torneo), perno stavolta nel fare tornare indietro i suoi compagni di squadra che nel cortocircuito degli ultimi minuti, in occasione del rigore avversario avevano abbandonato persino il rettangolo di gioco.
Basterebbe solo questo per dipingere l’atleta e l’uomo, ma c’è di più.
Perché Manè, nonostante la disponibilità di un conto bancario da infiniti numeri, è rimasto sempre quel ragazzo da cui tutto è nato, non dimenticando la fame, la povertà e le più elementari manchevolezze nel suo contesto di origine, preferendo di condividere la sua ricchezza per migliore la vita della sua gente piuttosto che ostentare beni di lusso.
Il suo impegno, evidentemente gestito anche da mani sicure e solide, focalizzato soprattutto nel suo villaggio natale, ha contribuito alla costruzione di scuole, ospedali, infrastrutture come un ufficio postale e una stazione di servizio, persino finanziato la costruzione di uno stadio per promuovere lo sport e lo sviluppo sociale, distribuendo circa 70 euro mensili a famiglie locali per sostenere l’economia, non abbandonare la propria terra e tenere lontano il male.
A loro garantisce la fornitura di computer portatili, vestiti, scarpe e borse di studio per studenti, l’installazione della rete internet e contributi contro la malaria.
Il volto buono dell’umanità, un esempio da seguire, il simbolo del Senegal e non solo.



